Stampa e finanza? Relazioni pericolose, se a separare il talamo non ci si mette il terzo incomodo dell’indipendenza dell’informazione. È stato un dibattito che ha svariato dall’inchiesta Mps alla crisi della Grecia, da Occupy Wall Street fino al temuto ‘virus’ del terzo millennio, lo spread, quello incentrato su “Le relazioni pericolose. Stampa e finanza in tempo di crisi”.

Al Festival di Internazionale a Ferrara Mauro Meggiolaro de Il Fatto Quotidiano ha chiamato in causa quali testimoni di questo matrimonio che non s’ha da fare Andrea Baranes (della Fondazione culturale di Banca Etica), Kostas Kallergis (giornalista greco), Paolo Mondani di Report e Micah White (editore di Adbusters e tra i fondatori di Occupy Wall Street).

A lanciare il pomo della discordia è stato Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica, con una domanda “impertinente”: “Perché notizie tanto importanti ci vengono presentate come noiose? Sembra che le pagine dei quotidiani dedicate all’economia siano scritte prettamente per gli addetti ai lavori, il che è deleterio per i cosiddetti ‘analfabeti finanziari’”. Già, la stampa sta raccontando in modo corretto e comprensibile la crisi economica? “Molti giornalisti – risponde Baranes -, anche massimamente esperti in certi ambiti, con il comparire della recessione si sono improvvisati divulgatori tecnici di economia finanziaria, senza minimamente averne gli strumenti. Da questo io credo che sia passata una cattiva informazione che ha visto aprirsi il dibattito solamente a valle di preconcetti, divenuti quasi dei dogmi come ad esempio lo spread, mentre invece il dibattito si doveva aprire a monte”.

Rincara la dose Kallergis, spiegando che “dal 2009 in Grecia sono stati introdotti dai media nuovi termini e concetti di cui nessuno era realmente a conoscenza, facendoli così entrare nel gergo comune senza spiegarne mai realmente il significato; così facendo la gente si è stancata, iniziando a disinteressarsene”. E se ne è disinteressato anche un noto politico greco, “chiamato a votare un memorandum proveniente dall’Europa ed inerente la crisi, che ha confessato candidamente di aver partecipato alla votazione senza prenderne visione”. Per la cronaca l’inconsapevole elettore è oggi ministro per la crescita del governo ellenico.

Non usa mezzi termini nemmeno Mondani, fresco di inchiesta televisiva su Montepaschi, a proposito della quale “bastava leggere i dati” per rendersi conto di cosa stesse succedendo. Secondo l’inviato di Report “i giornalisti finanziari hanno avuto tutto il tempo per leggere, informarsi e poi parlare all’opinione pubblica. Purtroppo, tranne in alcuni illustri casi, il giornalismo finanziario è parso assopito proprio nel momento in cui occorreva che facesse un salto di qualità”. Il motivo? “La massiccia pubblicità delle banche presso i maggiori quotidiani e le pressioni dei politici, spesso tra i maggiori investitori”.

Tocca fare da paciere a Micah White, che parte dall’esperienza di Occupy Wall Street, “un fallimento costruttivo”, per farsi promotore di un attivismo il cui obiettivo principale è “ridurre l’importanza data agli status sociali, così da non avvertire come ‘crisi’ la possibile riduzione dei propri standard di vita, sventolata spesso dai media come una catastrofe”. Un attivismo che potrebbe trovare un referente politico, tutto ancora da costruire: “vogliamo creare una formazione politica che si faccia portavoce della protesta, magari inglobando esponenti politici dal resto del mondo per creare un movimento analogo a quello dei 5 Stelle”. A partire dalle elezioni di mid-term del 2014.