Lunedì 7 ottobre l’Emilia Romagna si sveglierà con qualche comune in meno. Circa 31 mila cittadini sono chiamati a votare i referendum consultivi sui quattro progetti di fusione di Comuni, che avranno luogo domenica 6 settembre nelle province di Ferrara, Rimini, Reggio Emilia e Parma. Una chiamata alle urne che segue l’iter dei progetti di legge approdati in assemblea legislativa regionale e che riguardano nello specifico le municipalità di Migliaro, Migliarino e Massa Fiscaglia nel ferrarese, Torriana e Poggio Berni nel riminese, Sissa e Trecasali nel parmense, Toano e Villa Minozzo nell’Appennino reggiano.

Come da relativa normativa sulle fusioni, i comuni in questione hanno meno di 5 mila abitanti. I loro residenti troveranno due distinti quesiti. Con il primo referendum (scheda grigia) si chiede ai cittadini se vogliono (croce sul “SI”) o non vogliono (croce sul “NO”) la fusione dei Comuni interessati. Con il secondo quesito (scheda rosa) si è chiamati a dare una preferenza sul nome da dare all’eventuale nuova entità territoriale, da scegliere all’interno di una rosa di cinque nomi. Fa eccezione al secondo quesito la fusione nel reggiano, dove il nome dell’eventuale Comune unico è già stato indicato dai consigli comunali di Toano e Villa Minozzo: si tratterebbe di “Trevalli”.

L’iniziativa parte dalla Regione Emilia Romagna e si pone come obiettivo: “La razionalizzazione dei servizi e delle spese, la riduzione dei costi degli organismi rappresentativi (sindaco, assessori e consiglieri)”. Il processo è stato sospeso in attesa del risultato del referendum: “Il dibattito”, specificano dalla Regione, “sollevato nelle comunità dove si discute di fusione fa risaltare come sia molto sentito il rischio di una perdita di rappresentanza equamente distribuita in tutti i territori del nuovo comune così come la richiesta di garanzie su quella che sarà la distribuzione dei servizi.

I nomi proposti negli altri tre progetti di fusione sono “Terre di Fiscaglia”, “Riva del Volano”, “Riviera del Volano”, “Terredimezzo”, “Fiscaglia” per l’eventuale fusione di Migliaro, Migliarino e Massa Fiscaglia; “Terre del Basso Taro”, “Sissa Trecasali”, “Sissa e Trecasali”, “Trecasali Sissa”, “Trecasali e Sissa” per Sissa e Trecasali; “Poggio Torriana”, “Torriana Poggio Berni”, “Torriana del Poggio”, “Poggiotorriana sul Marecchia” per Torriana e Poggio Berni.

La decorrenza del nuovo ente è prevista dal primo gennaio 2014. La Regione erogherà al Comune di nuova istituzione un contributo annuale, di ammontare costante, della durata complessiva di quindici anni, nella misura massima di 195.000 euro all’anno. A titolo di compartecipazione alle spese iniziali è poi previsto un contributo straordinario in conto capitale della durata di tre anni fino a 150.000 euro all’anno. Per i dieci anni successivi alla sua costituzione inoltre il nuovo Comune avrà priorità assoluta nei programmi e nei provvedimenti regionali di settore che prevedono contributi a favore degli enti locali. La Regione sosterrà il nuovo Comune anche mediante cessione di quota del patto di stabilità territoriale. Il nuovo ente subentra nella titolarità delle posizioni e dei rapporti giuridici attivi e passivi che afferiscono ai preesistenti Comuni e i rispettivi beni demaniali e patrimoniali sono trasferiti al demanio ed al patrimonio del nuovo ente. Stesso discorso vale per il trasferimento del personale dei tre pre esistenti Comuni.

Per gestire la fase transitoria, dall’istituzione del nuovo Comune fino alla prima elezione dei relativi organi che avverrà nella tornata elettorale del 2014, sarà nominato un commissario governativo. I sindaci dei Comuni di origine, entro il 31 dicembre 2013, d’intesa tra loro, formuleranno proposte e adotteranno provvedimenti per consentire la piena operatività del nuovo Comune dal 1° gennaio 2014 con l’obiettivo di garantire continuità nell’accesso alle prestazioni ed evitare qualsiasi aggravamento a scapito dei cittadini. Il testo di legge prevede poi l’istituzione di un organismo consultivo composto dai sindaci dei preesistenti Comuni di origine, con il compito di collaborare con il commissario governativo.

Tornando alla consultazione referendaria, i risultati delle votazioni (di carattere consultivo e validi indipendentemente dal numero dei partecipanti) saranno in seguito vagliati dall’assemblea legislativa, che dovrà poi decidere se approvarli o meno entro 60 giorni dalla pubblicazione degli esiti delle consultazioni referendarie sul Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna. I dati sull’affluenza alle urne (alle ore 14 e alle ore 22) e i risultati dei referendum saranno diffusi in tempo reale domenica 6 ottobre dall’assemblea legislativa sul sito. I seggi rimarranno aperti dalle 6 fino alle ore 22 di domenica. Lo scrutinio avrà luogo immediatamente dopo la chiusura, rispettando l’ordine dei quesiti referendari.