A casa di Gaetano Quagliariello, ministro dimissionario per volere di Berlusconi, va in scena il vertice tra i ‘responsabili’ del Pdl che non vogliono Forza Italia in mano agli ‘estremisti’, ma che soprattutto pensano ad una ipotesi di Letta bis. Ieri notte, a Roma, si sono incontrati, come documentano le foto del fattoquotidiano.it, i  ministri dimissionari Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo, Angelino Alfano e Maurizio Lupi. Un vertice prolungato che è finito intorno all’una e mezza quando i presenti hanno lasciato casa Quagliariello. All’uscita bocche cucite, solo Nunzia De Girolamo ha ironicamente consigliato: “Parlate con Alfano. E’ più appetitoso”.

Il dimissionario ministro dell’Interno, con i cronisti tenuti a distanza dalle scorte, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Per Berlusconi il rischio è che lo strappo non solo provochi uno tsunami nel suo partito, ma sortisca anche un altro effetto: il sostegno da parte dei dissidenti ad un nuovo governo Letta.

Per parte sua l’ospite di queste vertice, Gaetano Quagliariello, ha parlato in una intervista al Messaggero. “Dobbiamo vedere se possiamo creare una nuova formazione dove sia possibile essere diversamente berlusconiani. D’altra parte in Francia di partiti gollisti ce ne furono tre, qui da noi potremmo averne due”. Il ministro è convinto che nel Pdl sia il momento “di tenere insieme i moderati che devono essere guidati da moderati. Non esiste che siano diretti da un gruppo di estremisti”. “Berlusconi – spiega – mi sembra abbia aperto alla possibilità di andare avanti votando la legge di stabilità”. Se Angelino Alfano non riunisce gli organismi dirigenti del partito è perché “nella riunione dove hanno deciso le dimissioni dei ministri Alfano non c’era – spiega Quagliariello. – La decisione di lasciare il governo si sarebbe dovuta prendere insieme, magari nell’ufficio di presidenza del partito”. Il ministro per le Riforme sottolinea che “le dimissioni dei parlamentari saranno anche stato un atto simbolico”, ma sono “un atto di una inusitata gravità. Forza Italia è stata il partito della maggioranza silenziosa del Paese e questo lo si deve a Silvio Berlusconi. Invece nell’ultima settimana è sembrata una riedizione di Lotta Continua. Questo è inaccettabile e se Forza Italia sarà questo io non posso riconoscermi”. Quanto alla tenuta del Governo, “aspettiamo di sentire cosa dirà Letta in aula. Dipende molto da cosa metterà nel programma. Poi decideremo”. Certo è, aggiunge, che all’Italia “non serve un governicchio che fa solo la legge elettorale o la legge di stabilità”, serve un esecutivo “che abbia l’ambizione di fare le riforme”. 

Toni simili si ritrovano anche nelle parole di Beatrice Lorenzin, che cambia semplicemente la similitudine: da Lotta continua ad Alba Dorata. “Non lascio il mio partito – ha detto il ministro della Sanità al Corriere della Sera – ma non sono disposta a stare in una formazione guidata da estremisti contrari allo spirito e alle idee che abbiamo professato in questi 19 anni”. Non si può, ha detto, “accettare l’idea di un partito alla Alba Dorata che considera traditori chi la pensa diversamente”. Lorenzin spiega che intende battersi affinché nel suo partito “ci sia spazio per i moderati”, “ci sono poche ore per decidere quale strada prendere”. “Sono tra i più berlusconiani del Pdl”, afferma, “in questo momento drammaticissimo sono vicina a Silvio Berlusconi e difendo la sua posizione. La Storia giudicherà quello che gli stanno facendo. Però domando: è possibile essere berlusconiani senza mandare il cervello all’ammasso?”. 

di Carlo Tecce e Nello Trocchia