I turisti camminano in sciami. Seguono la guida, davanti. Roma è una città che offre un’infinità di occasioni. Chiese, palazzi, schegge di architettura e urbanistica di ogni tempo. Con molta archeologia, naturalmente. Un susseguirsi di monumenti e siti. Dal centro alle periferie. Ce ne sarebbe per saziare i gusti di tutti. Non solo dei turisti, che guardano stupefatti le meraviglie che incontrano nel loro tour. Non senza rimanere anche un po’ sorpresi. Dello stato di conservazione di molti monumenti. E’ così da tempo a Roma, come a Napoli, a Milano, come a Ercolano, ad Ostia antica come a Canne della battaglia. Non è soltanto Pompei a sbriciolarsi. Anzi altrove la situazione è ancora più precaria. Il verde spontaneo che prima aggredisce le strutture antiche e poi quasi se ne impossessa. Per non parlare delle opere di sostegno e quelle di copertura, “provvisorie” nelle intenzioni iniziali. Con il tempo divenute permanenti, anche se non durature. Con la conseguenza che la comprensione, il gradimento, sono resi più difficoltosi. Certamente meno immediati. D’altra parte a fare chiarezza non contribuiscono le indicazioni. Né quelle per cosi dire stradali, che dovrebbero “guidare” al monumento, del tutto inesistenti. Tanto meno quelle sul posto, nella gran parte dei casi mancanti o comunque inadeguate.

Il tour romano della “vergogna” lungo e articolato. Per i non addetti ai lavori perfino pieno di sorprese, negative. Partendo proprio da via dei Fori Imperiali, semi pedonalizzata in attesa che diventi la più grande area archeologica del mondo, come auspica il sindaco Ignazio Marino. Subito dopo Largo Corrado Ricci, fra la basilica di Massenzio e via in Miranda un’area di scavo. Nella quale dal 2000, in maniera tutt’altro che continuativa, prima la Soprintendenza archeologica comunale e più di recente la cattedra di archeologia medievale dell’Università Di Roma Tre, indaga una importante porzione del Foro della Pace. Quella relativa al tempio sul quale quasi infinite le sovrapposizioni successive. Su uno dei complessi più significativi dell’area centrale, si concentrano progetti. Come quello che riguarda l’apertura di un tunnel che metterà in comunicazione questo settore con quello indagato con i fondi del Giubileo del 2000. “Dalla primavera 2014 i lavori dovrebbero iniziare, per concludersi tra il 2015 e il 2016. L’obiettivo è un nuovo percorso di visita tra Foro romano e Foro della Pace”, sostiene Roberto Meneghini, responsabile del progetto. Intanto, però, lungo la recinzione metallica che delimita l’area, in attesa che le indagini terminino e sia resa visitabile, nessun pannello, nessuna informazione. Niente che spieghi cosa ci sia stato nell’antichità e poi in seguito, in quello spazio.

Da qui al Colosseo. Passando per la piazza che c’è tra l’anfiteatro e l’Arco di Costantino. Dove si vede una zona delimitata da un basso recinto metallico sul quale si riposano i turisti, spesso. Dentro tra l’erba spesso alta, le strutture della Meta Sudans, la grandiosa fontana di età flavia che le indagini archeologiche realizzate dall’Università di Roma La Sapienza tra il 1986 e il 2003, con il finanziamento della Bnc, hanno permesso di rinvenire dopo la distruzione degli anni Trenta del Novecento. “Uno dei maggiori raggiungimenti dell’archeologia urbana”, a detta di Andrea Carandini, attuale Presidente del Fai. Anche qui nessun cartello. Nulla che alluda alla sua importanza.

Non va meglio nell’area archeologica del foro di Traiano, tra Piazza della Madonna di Loreto e Largo Corrado Ricci. Un complesso riportato in luce anche nelle sue importanti fasi post-antiche, soprattutto con il grande scavo giubilare condotto tra il 1998 e il 2000 ed i successivi degli anni 2004-2007.  “Il Foro di Traiano … mostrerà a turisti e studiosi nuovi dettagli di una forma urbis ancora in gran parte sconosciuta”, sosteneva nel gennaio 1998, Eugenio La Rocca, allora Soprintendente archeologo del Comune, presentando gli scavi. Per chi si affaccia agli scavi, lungo tutto il fronte lungo via dei Fori Imperiali soltanto una pianta generale.

Ancora. Piazza della Madonna di Loreto sul lato dell’edificio delle Assicurazioni in Piazza Venezia. Cantiere blindato su tutti i lati, fatta eccezione per due “finestre” risparmiate nella recinzione. Dentro quel “buco”, come lo definì l’ex sindaco Gianni Alemanno, gli archeologi, tra il 2007 e il 2011 hanno scoperto un centro culturale, forse l’ateneo di Adriano. “Una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi settanta anni, dopo i Fori Imperiali”, a detta di Rossella Rea, direttore per la Soprintendenza archeologica di Roma, del Colosseo. Per quello ci si meraviglia che non ci sia nulla a segnarla. Neppure una minima indicazione, fino a qualche giorno fa. Ora un “cartello di cantiere”.

Invece, soltanto una generica informazione si legge a fatica su uno dei lati del Mausoleo di Augusto a Piazza Augusto Imperatore. All’interno della recinzione metallica che circonda il cantiere. Qui le indagini archeologiche, realizzate tra il 2007 e il 2009 dalla Soprintendenza archeologica comunale, hanno regalato molte sorprese. Mai partito il progetto di sistemazione della piazza. “Ogni traccia della storia dovrà essere evidenziata”, diceva Paola Virgili, direttrice dei lavori di scavo nel 2008. “I tempi non saranno biblici. Servono progetti chiari e cronoprogrammi rispettati”, dichiarava Francesco Giro, allora Sottosegretario ai Beni Culturali, nel 2011. Per ora entrambi gli auspici sono falliti. Sono necessarie risorse che forse arriveranno dal governo grazie al decreto “Valore Cultura”, in discussione al Senato, ma intanto mancano anche le indicazioni su cosa sia quel monumento.  

E, ancora, nelle aree più centrali, i due templi al Foro Boario, di fronte alla Bocca della Verità. L’area archeologica a Piazza di Monte Savello, a piazza di Porta Maggiore le arcate degli acquedotti di Claudio e dell’Acqua Marcia, i resti di alcuni sepolcri. Una miriade i casi analoghi. Così tanti da perdere la testa. Con quanto c’è, anzi non c’è, all’interno del centro nevralgico della Città potrebbe non destare alcuna meraviglia rendersi conto che la stessa sorte accomuna quei monumenti con quelli di aree più periferiche. Tanti anche questi. Ma forse è meglio continuare a farlo. Insomma non abituarsi all’idea che l’archeologia debba rimanere “muta”. 

Dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, riceviamo e pubblichiamo:
In risposta all’articolo ‘Roma, dai Fori al Colosseo: nella Capitale senza cartelli l’archeologia è “muta”’, a firma di Manlio Lilli pubblicato dal vostro giornale il 28 settembre scorso, questa Soprintendenza, relativamente alle aree di sua competenza, precisa quanto segue. Per l’area monumentale del Colosseo, ivi compreso l’Arco di Costantino, la Meta Sudans, i resti della Domus Aurea, la pannellistica didattica e la segnaletica di servizio sono già in corso di predisposizione; l’installazione è prevista per il prossimo Natale, in continuità con le installazioni del Foro Romano-Palatino e Colosseo, per un totale di circa 300 elementi. Questa operazione è stata volutamente calendarizzata a completamento dell’assegnazione delle aree di cantiere per i lavori della Metro C, in ragione della nuova conformazione dell’area che ne sarebbe derivata. Per quanto riguarda il cantiere del Foro della Pace, scavato in co-direzione tra Soprintendenza di Stato e Università di RomaTre, è già stata concordata con la Sovraintendenza Capitolina apposita pannellistica, nell’ambito di un più ampio progetto di didascalizzazione dell’intero contesto dei Fori Imperiali, in coerenza con quanto già realizzato lungo la recinzione del cantiere della Metro C, a servizio dei visitatori e turisti interessati alla storia dei Fori Imperiali e della Collina Velia. Per il cantiere di Piazza della Madonna di Loreto, questa Soprintendenza ha già pronti i pannelli esplicativi, che verranno apposti una volta ultimate le opere in corso di alleggerimento della recinzione e delle coperture. I pannelli stessi saranno affissi sui lati interni per evitarne la vandalizzazione, come già accaduto per quello dedicato al Foro della Pace, apposto nel 2009 in occasione della mostra Divus Vespasianus. La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma coglie quest’occasione per annunciare il prossimo completamento dei supporti didattici nell’intera area Foro Romano e Palatino, giunta al 70% circa del totale previsto per l’intero contesto archeologico.

Mariarosaria Barbera, Soprintendente per i Beni Archeologici di Roma