Sorpresa, lo scorporo della rete Telecom si può imporre. Neanche 48 ore e il viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà, ha già cambiato idea sul margine di manovra dello Stato per la rete telefonica. Eppure lunedì pomeriggio, mentre le trattative tra le banche e Telefonica erano vicine a chiudersi a favore delle prime, l’ex numero uno dell’Antitrust noto per la sua stretta vicinanza allo zio del premier, aveva detto chiaramente che “l’imposizione di una misura così radicale è troppo impervia per essere perseguibile”.

Una volta chiusa la trattativa con relativo primo incasso da parte dei venditori, poi, le cose sono cambiate, i toni si ammorbidiscono e nuove possibilità si aprono. “Se per scorporo della rete si intende separazione societaria questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo”, ha detto il viceministro con delega alle Comunicazioni, spiegando che l’eventuale imposizione della legge potrebbe prevedere l’obbligo “di dividere il servizio dalla rete telefonica”. “La rete di accesso è di fatto un monopolio naturale che necessita di costose e complesse valorizzazioni. Come tale è oggetto di una particolare attenzione da parte del governo italiano in quanto asset che seppur privato comporta un interesse strategico generale per l’intera collettività – ha sottolineato – Avere una rete di telecomunicazioni all’avanguardia è una delle sfide cruciali per il futuro e dell’intero sistema Paese”.

Quanto ai poteri straordinari del presidente del consiglio sulle operazioni negli asset strategici stabiliti dal governo Monti, Catricalà dice che “per la verità da diversi giorni stiamo lavorando a questo regolamento e a quello sulle strutture strategiche di carattere difensivo e di sicurezza. Non siamo giunti a una definitiva conclusione. Le decisioni spettano al presidente Letta, aspettiamo che rientri dagli Usa. Sul piano tecnico abbiamo lavorato tanto, ma ormai è una decisione di carattere politico, di vertice”. Per poi aggiungere di sperare comunque che non sia necessaria alcuna imposizione. La modifica dell’assetto di Telco che porterà Telefonica a diventare azionista di riferimento di Telecom Italia “può essere una buona occasione per accelerare l’operazione che l’azienda ha già avviato nel senso di una separazione societaria con una governance indipendente per la rete”, ha poi auspicato fornendo così materiale al presidente del consiglio.

Il premier, arrivato stamattina a New York, si è ricordato dei 12mila dipendenti Telecom che stanno seguendo l’evoluzione degli eventi col fiato sospeso e ai sindacati che gli hanno chiesto un incontro urgente ha fatto sapere dai microfoni di Bloomberg Tv che la questione principale nella vicenda è il mantenimento dei livelli occupazionali. “Vogliamo mantenere il numero dei lavoratori”, ha detto, sottolineando anche l’importanza di “asset strategici come la rete“. Tuttavia “saremo molto cauti su questo e seguiremo tutti gli sviluppi – ha aggiunto – perchè non vogliamo perdere sugli aspetti strategici di questo accordo”.

La vicenda Telefonica-Telecom, ha però sottolineato “in un mercato europeo non è un problema di nazionalità, ma di interessi strategici, ma non c’è alcuna discussione sul capitale spagnolo. Non è un problema di frontiere o di passaporto del capitale. Non a caso presentiamo proprio qui a New York il piano Destinazione Italia che serve proprio ad attirare investimenti esteri diretti”.

In mattinata Cgil, Cisl e Uil, avevano chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio, Enrico Letta sulla vicenda Telecom coinvolgendo anche il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato. “La modifica dell’azionariato di Telecom Italia – si legge nella missiva – provoca conseguenze rilevantissime su tutto il comparto delle telecomunicazioni, settore strategico per il futuro del nostro Paese. Siamo a richiederle un urgente incontro per un esame della situazione in vista dell’adozione delle misure necessarie“. “Sulla vicenda Telecom chiediamo un’immediata convocazione da parte del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, per gli interessi pubblici in gioco che vanno dall’occupazione fino allo scorporo della Rete”, è stata poi la richiesta analoga del segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella.

Una prima risposta, indiretta, è arrivata dallo stesso Catricalà. “Il governo è chiamato a verificare che Telefonica garantisca un piano adeguato di investimenti e di tutela dell’occupazione”, ha detto nel corso di un’audizione in commissione al Senato precisando che il governo, come Bernabè, “è stato avvertito a cose fatte” in merito al riassetto Telco. Peccato che l’operazione sia stata preannunciata dalla stampa nazionale a cadenza quasi quotidiana ben prima di lunedì 23.

“Non sta a me esprimere un giudizio in merito a ciò che è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 settembre nell’ambito di una società totalmente privata – ha aggiunto Catricalà – . Certo è che fino a quella notte le scelte in campo riguardavano le opportunità che il presidente Bernabè offriva alle società con lo specifico fine di incrementare le capacità di Telecom di investire, mantenere il proprio rating e aggredire il mercato”. “Come non hanno detto niente a Bernabè così hanno fatto con noi, volevano farla nel loro legittimo privato – ha chiosato -, siccome non siamo stati informati abbiamo le mani libere, perché nessuno ha detto sì. Questa è la parte buona della medaglia che non si presenta buona”.