A partire dai primi anni del XXI secolo la Russia è stata accomunata a Brasile, India, Cina e Sudafrica per le caratteristiche della sua situazione economica: tutti questi quattro paesi, comunemente indicati con la sigla Brics, hanno una grande popolazione, un territorio immenso, abbondanti risorse naturali strategiche e sono stati caratterizzati, almeno fino a qualche anno fa, da una forte crescita del prodotto interno e della quota nel commercio internazionale. Negli ultimi anni tutti i Paesi Brics sono entrati, pur in diversa misura, in una fase di abbassamento del loro tasso di crescita. Si parla infatti sempre di più di una bolla creditizia cinese, dei problemi monetari e valutari indiani, delle difficoltà di distribuzione del reddito brasiliane, ma ben poco dei problemi economici russi. 

Per la verità, la Russia pur partecipando al fenomeno di abbassamento del suo tasso di crescita presenta caratteristiche che la differenziano dagli altri paesi Brics e che mettono in luce qualità positive del suo sistema economico: in termini di parità di potere d’acquisto, il prodotto interno russo ha superato quello tedesco e l’economia russa è divenuta la più grande economia europea in termini assoluti. In luglio la World Bank ha promosso la Russia allo stato di economia ad alto reddito, avendo superato la barriera dei 12.700 dollari pro capite, barriera che separa i paesi ad alto reddito da quelli a medio reddito. Questo significa che l’economia russa ha un livello di sviluppo medio più alto rispetto agli altri paesi Brics e che presto, dopo essere stata ammessa al Wto, entrerà a far parte dei paesi Ocse. Un’altra caratteristica dell’economia russa è il legame con le economie europee dovuto all’interdipendenza energetica fra le due aree: completamente diversi sono i rapporti che legano l’Europa e gli altri paesi Brics, semplici rapporti commerciali e d’investimento, non così vitali per il funzionamento delle economie europee.

Una strana crescita
Nonostante questi aspetti positivi, le previsioni di crescita dell’economia russa sono state più volte corrette al ribasso nel corso dell’anno. Alla fine del 2012 si stimava che la crescita sarebbe stata intorno al 3 o 4 per cento, mentre attualmente viene stimata intorno al 2 per cento e anche per il prossimo anno si prevede che la crescita sarà dello stesso ordine di grandezza. Quello che, al di là del calo del tasso di crescita, è preoccupante è che la produzione industriale russa non crescerà per quest’anno e che vi è un sostanziale calo negli investimenti. Dato che la quota degli investimenti sul prodotto interno lordo russo è storicamente bassa, questo lascia prevedere difficoltà di crescita nel prossimo futuro e un abbassamento continuo del prodotto potenziale russo. Questo costituisce il grande problema dell’economia russa poiché il tasso di crescita previsto, che è’ sicuramente soddisfacente se confrontato con i paesi dell’Europa dell’Ovest, non può bastare alla Russia per ricostruire le proprie infrastrutture obsolete e creare un sistema manifatturiero che possa competere sui mercati internazionali. È l’eterno problema della modernizacja russa indispensabile per sottrarre il paese alla dipendenza per il suo sviluppo dal gas e dal petrolio; attualmente il settore energetico nel suo complesso produce infatti il 20 per cento del reddito nazionale e il 50 per cento del bilancio statale. Dati i bassi investimenti nel settore manifatturiero, visto l’attuale andamento della produzione industriale, la sperata diversificazione non sta per niente avvenendo. È pur vero che l’integrazione fra le economie russa, bielorussa e kazaka in un mercato comune è ormai funzionante, ma essa sembra avere obiettivi più politici che di efficienza economica. In molti documenti governativi come “Strategia 2000”, in dichiarazioni di alti esponenti dell’amministrazione, viene sempre posto come obiettivo quello di trasformare l’economia russa in una economia basata sulla conoscenza e sulla ricerca scientifica.

La grande sfida
Per raggiungere tale obiettivo è comunemente stimato che il tasso di crescita debba essere non inferiore al 4,5 per cento. Ma come abbiamo visto, l’andamento dell’economia per quest’anno e per il prossimo è ben al di sotto di questi valori. Sarebbe necessario aumentare in modo significativo l’attività di investimento reale, ma il capitalismo russo non sembra in grado di operare questa trasformazione, preferendo esportare capitali all’estero, 76 miliardi di dollari nel 2011, 46 miliardi nel 2012. Potrebbe essere lo Stato a guidare la transizione, ma l’equilibrio politico raggiunto fra le varie componenti della vita economica, politica e sociale russa sembra solo in grado di garantire l’attuale tipo di sviluppo. Per poter avviare l’economia su un diverso sentiero di sviluppo si deve riformare l’inefficiente Stato russo, combattendo la corruzione, rinegoziando un nuovo rapporto Stato- imprese private e aumentando le spese per sanità, ricerca, istruzione. Un compito non piccolo dati gli attuali equilibri politici, la mancanza di un ceto dirigente che possa sostituire l’attuale, la fragilità dell’opposizione. Quello che è prevedibile è una continuazione dell’attuale andamento in attesa di vere spinte alle riforme.

di Gian Paolo CaselliUniversità di Modena e Reggio Emilia

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 settembre 2013