Da un lato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco vede la fine del tunnel della crisi e conferma che il calo della produzione dovrebbe arrestarsi entro la fine dell’anno. Dall’altro i dati certificano che la luce in fondo al tunnel, se c’è, è ancora lontana. A dirlo è l’Istat, che ha rivisto nuovamente al ribasso i dati sul prodotto interno lordo. Meno 2,1 per cento il dato tendenziale per il 2013, -0,3% quello per il secondo trimestre dell’anno, ottavo periodo consecutivo di recessione, con una contrazione complessiva acquisita sull’anno dell’1,8%. Crolla anche la spesa delle famiglie, -3,3 su base annua, con una contrazione significativa soprattutto nell’acquisto di beni durevoli, che crolla a -7,1%, mentre gli acquisti di beni non durevoli scendono del 3,3% e gli acquisiti di servizi dell’1,8%. Il tutto mentre lo spread sui bonos, per la prima volta si attesta ad un livello più basso rispetto a quello dei nostri Btp, 4,45% contro 4,47, dopo lo storico pareggio di ieri.

Eppure, per il governatore di Bankitalia gli elementi per sperare ci sono. Secondo Visco, “i recenti indicatori mostrano un graduale miglioramento” dell’economia. Per il governatore “il calo della produzione dovrebbe fermarsi nei prossimi mesi”. Certo, ammette lo stesso Visco, i segnali di ripresa sono osteggiati dalla instabilità politica: “In Italia la crisi è stata più lunga e profonda che in altri Paesi. L’output del nostro Paese nel 2012 è stato inferiore del 7% rispetto al 2007″. Per Visco -intervenuto al convegno The Exit from the Euro Crisis: Opportunities and Challenges of the Banking Union alla Farnesina nell’ambito del Council of Councils Regional Conference organizzato dallo Iai – “gli ultimi indicatori evidenziano una crescita che si rafforza ma gli investitori sono preoccupati per l’instabilità politica”. Un refrain già lanciato ieri dal premier Letta che esortava alla saggezza e alla “stabilità” e ripetuto oggi dal governatore, che ha dato anche la sua ricetta sulla possibile via d’uscita: “La fiducia nella irreversibilità dell’euro è la chiave”. 

Il governatore ha in qualche modo preso anche le difese del clima di austerity promosso negli ultimi anni dai governi della Ue. “L’aggiustamento di bilancio è stato indispensabile nei paesi economicamente più fragili, tra cui l’Italia, per evitare il rischio di perdere accesso al mercato, cosa che avrebbe fatto precipitare la crisi. Gli effetti negativi di breve periodo sull’economia erano il prezzo pagato per evitare conseguenze più serie”.

Quanto alla situazione delle banche – principale imputato della stretta sul credito e spesso nella bufera per i molti casi di illeciti degli ultimi mesi – il governatore della Banca d’Italia ha tratteggiato un quadro alterno. Da un lato, ha detto, gli ”episodi illeciti” che hanno colpito alcune banche italiane “sono rilevanti ma circoscritti”. Dall’altro, la Banca d’Italia non abbasserà l’azione di vigilanza sul sistema del credito e “monitorerà da vicino l’attuazione delle misure correttive che verranno richieste alle banche” convinta che “i timori del mercato saranno calmati”. Secondo Visco”ogni mancanza di capitale che emergerà dovrà essere coperta attraverso appropriate azioni entro il perimetro delle decisioni delle banche e con il ricorso al mercato”.

“Le banche italiane – ha aggiunto – non sono state coinvolte in nessun episodio di malcostume o aggiotaggio che hanno danneggiato la reputazione di alcuni intermediari esteri e che gli costerà a livello legale”. Ma se gli istituti italiani “hanno dimostrato una buona resistenza in questi anni – ha proseguito – la crisi del debito e la doppia crisi, hanno messo severamente sotto stress i loro bilanci”. E a pagare più di tutti sono gli istituti medio-piccoli perché hanno incontrato “maggiori difficoltà nella diversificazione del rischio e degli introiti”. Quale soluzione? Per Visco, la chiave è nell’unione bancaria, “fondamentale per spezzare il circolo perverso fra debito sovrano e sistemi bancari nazionali”.