“Oggi sono esattamente due anni che vivo e lavoro in America. Sull’Italia nessun rimpianto, eccetto uno, che si manifesta con prepotenza in questo periodo estivo, quando vedo sulla mia bacheca di Facebook le foto di montagne assolate e limpide scogliere. Lo ammetto, mi mancano le lunghe vacanze italiane d’agosto, le ferie anche forzate che l’azienda assegnava quando si chiudevano i battenti per un periodo molto lungo. Qui al massimo ci prendiamo una settimana o due. Ipotizzarne tre sarebbe follia. Ma mi chiedo: riuscite ancora in Italia a prendervi questo stacco così lungo, nonostante la crisi? Non dovreste essere all’erta e lavorare di più?”

Ecco la mail che ho ricevuto in un’afosa domenica d’agosto nel form dei wwworkers da parte di Claudio. E non credo sia una semplice provocazione, perché in questa fase congiunturale particolare penso abbia un senso porsi alcune domande. Leggendo questo messaggio ho ripensato anche a due miei amici che andarono a lavorare anni addietro in America e rimasero stupiti da tante differenze con le italiche abitudini, tra tutte la smodata propensione nostrana alle ferie così lunghe, continuative, che potevano addirittura abbracciare tre settimane se non addirittura tutto un mese (e quasi sempre il periodo vacanziero coincideva con il mese di agosto).

Ora le cose sono certamente cambiate e come si legge anche dalle statistiche si va in ferie molto meno, e chi ci va spesso è costretto ad andarci perché l’azienda forzatamente chiude i battenti. E’ anche vero, però, che questa propensione è dura a morire, e si scontra anche con un altro aspetto. Quando lavoravo in una importante multinazionale italiana operante all’estero, spesso i clienti e i dipendenti delle altre filiali rimanevano stupiti della lunga chiusura. Anche perché loro continuavano comunque a lavorare. E questa abitudine contagia la rete e chi fa e-commerce. Ecco cosa riporta il blogger Tagliaerbe in un suo post: “Anche chi lavora online, anche chi non è legato alla chiusura di una fabbrica, appende (più o meno virtualmente) sul proprio sito web il cartello “chiuso per ferie”. Addirittura qualche e-commerce lo fa”.

Pochi giorni fa proprio su questo tema è intervenuto su “D” anche il giornalista e scrittore Federico Rampini, una vita sospesa tra l’America e l’Italia. Cosi ha affermato Rampini. “Vacanze cortissime, striminzite, o zero vacanze. Così fan tutti, negli Stati Uniti. Tre settimane lontano dall’ufficio di New York? Per loro questa non è una vacanza, è un sabbatico”. L’americano resta sorpreso da questo nostro modo di vivere le vacanze per un lasso di tempo così lungo. Prosegue Rampini: “Una settimana all’anno di ferie, per l’americano, è più che sufficiente. Poi magari ogni tre o quattro anni ci scappa la vacanza importante, quella di due o tre settimane, il viaggio all’estero o la crociera. E poi gli americani sono convinti che l’eccezione siamo noi perché anche in Cina e Giappone le vacanze sono mini”.

Però qualcosa sta cambiando. Ad esempio il Comune di Firenze ha introdotto proprio con questa estate l’elenco delle imprese food che resteranno aperte ad agosto, il tutto in aggiornamento costante.  E sono sempre di più. Specchio della crisi o di un cambio epocale di abitudini?