Renzi vuole le dimissioni di Alfano; Cuperlo vuole le dimissioni di Alfano; Civati vuole le dimissioni di Alfano. Ovvero: i due massimi candidati alla segreteria del Pd (più uno) sono favorevoli alla mozione di sfiducia contro Alfano. Quindi tutto il Pd dovrebbe essere a favore. E invece no, perché il Pd ha fatto sapere di essere contrario alla sfiducia. Letta dice che Renzi sta sfruttando il caso Shalabayeva per far cadere il governo. Renzi dice che il caso Shalabayeva è una vergogna (vero) ma che non lo si può “strumentalizzare a fini interni e correntizi” (vero anche questo, ma è quello che Renzi stesso sta dando la sensazione di fare).
Si ha la sensazione di un non-partito litigioso e iper-frammentato, che si spacca anche solo quando deve decidere se prendere alla buvette i cracker o i grissini, terrorizzato alla sola idea di far cadere un governo in cui continua a fare la parte del tonto ilare: se sbagliano è colpa del Pd, se fanno bene qualcosa è merito di Berlusconi

Un disastro totale. Eppure insistono, magari (magari?) anche solo per depotenziare Renzi, che non è certo Churchill ma che se non altro ambisce ad azzerare una delle peggiori nomenclature del globo. E al Pd fa paura questo: non l’idea di perdere (sono nati per quello), ma il dover rinunciare ai tanti orticelli di potere qua e là.
In tutto questo, il Pdl se ne sta tranquillo, perché sa chi c’è dall’altra parte (nessuno). Ovviamente ha fatto sapere che “se cade Alfano cade il governo”, ma è il solito bluff.

Berlusconi è l’ultimo a volere le elezioni. Figuriamoci. Così, neanche troppo di nascosto, già si pensa a un bel rimpastino, magari con Lupi agli Interni (wow, Lupi) e il ritorno di Mary Star Neutrino Gelmini a qualche dicastero tipo i Trasporti (wow, la Gelmini).

Sono recidivi, sono ridicoli. Ma ce li meritiamo. Cioè: io e tanti altri magari no. Ma l’Italia sì, perché li vota da vent’anni.