Via il meccanismo del due per mille, su cui era di fatto imperniata la riforma della legge. Niente concessione ai partiti di sedi e spazi tv. E ancora: innalzamento delle soglie che prevedono obblighi di dichiarazione da parte del donatore e depenalizzazione del reato di finanziamento da parte di società statali. Il Pdl va all’assalto del ddl del governo sul finanziamento pubblico ai partiti, con ben 21 emendamenti che a questo punto mettono a rischio la stessa riforma. 

Le 21 proposte di modifica presentate dal partito che fa capo a Silvio Berlusconi sono firmate dai componenti del partito in commissione Affari costituzionali alla Camera. Le prime provano a smontare l’articolo 3 del ddl, che prevede determinati requisiti per lo statuto dei partiti. E chiedono inoltre di eliminare l’obbligo di pubblicazione online delle informazioni relative al funzionamento interno dei partiti. Via anche il meccanismo del due per mille, perché non garantirebbe la riservatezza del voto e rischierebbe di generare un finanziamento fondato sul censo. 

In parallelo, si prevede la modifica dei massimali per le due diverse percentuali di detrazione ai fini Irpef, in modo da prevedere una detrazione al 52% per importi anche fino a 20 mila euro annui (e non solo fino a 5 mila) e una detrazione al 26% per importi fino a 100 mila euro annui (equiparandola dunque con quella prevista per le società). E ancora, viene aumentata la soglia di finanziamento (da 100.000 a 300.000 euro) per cui non c’è bisogno del deposito della dichiarazione congiunta e viene aumentata la soglia (da 5.000 a 20.000 euro) per cui non si deve riportare analiticamente l’elenco dei soggetti erogatori. Si estendono poi le norme sulla detrazione per le donazioni alle spese che riguardano le quote per il tesseramento.

Il Pdl chiede anche di eliminare la previsione della concessione di sedi e spazi tv da parte dello Stato ai partiti. Vuole cancellare anche la previsione della semplificazione delle procedure per la raccolta e autenticazione delle sottoscrizioni. Mentre mantiene la delega al governo per introdurre altre forme di sostegno indiretto come agevolazioni tariffarie per spese postali e telefoniche durante la campagna elettorale. C’è poi una norma che sembra volta a permettere l’accesso ai finanziamenti a una rinata Forza Italia: la disciplina attuale prevede infatti che accedano ai finanziamenti solo i partiti che abbiano avuto almeno un eletto sotto il proprio simbolo; il Pdl, invece, chiede di ammettere anche i partiti a cui dichiari di fare riferimento almeno la metà più uno dei candidati eletti sotto lo stesso simbolo alle elezioni.

Si depenalizza inoltre l’illecito penale di cui all’articolo 7 della legge 195 del 1975, sul divieto di finanziamento ai partiti da parte di società statali o partecipate dallo Stato e di quelli delle società private non iscritti a bilancio. Infine, un emendamento che estende le competenze sulla materia del finanziamento ai partiti, oggi assegnate a ministri per le Riforme e per i rapporti con il Parlamento, anche al ministro dell’Interno.

Di tutt’altro tenore, invece, gli emendamenti presentati dal Movimento 5 stelle, che insiste sull’abolizione immediata dei rimborsi elettorali, senza alcuna fase transitoria; e dice no al 2 per mille (come il Pdl), ma per le libere donazioni da parte dei cittadini introduce tetti massimi e detrazioni equivalenti a quelli per le Onlus. Le proposte di modifica del M5s sono 58, e prevedono, tra le altre cose, anche la “reintroduzione dell’imposta sulle successioni e sulle fondazioni per i trasferimenti in favore dei partiti; obbligo di dotarsi di un bilancio consolidato con applicazione del reato di falso in bilancio nei confronti dei partiti e la possibilità di attivare class action in caso di certificazioni irregolari da parte delle società di revisione; obbligo di dotarsi semplicemente di uno statuto per accedere ai benefici di legge; allargamento della concessione di spazi fisici e tv anche a partiti senza rappresentanza parlamentare”.