Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Vale anche per gli operai Berco, da mesi in attesa che cada sulla loro testa la spada di Damocle dei licenziamenti. Gli incontri con l’ad dello stabilimento di Copparo (in provincia di Ferrara), Lucia Morselli, non hanno sortito – quando ci sono stati – alcun esito. Anzi, il più delle volte è risultato impossibile averla seduta al tavolo del confronto. E così meglio andare direttamente alla base del problema. A chi sta dietro la Morselli, la Thyssenkrupp, proprietaria del gruppo che oggi rappresenta la maggiore fabbrica metalmeccanica dell’Emilia-Romagna.

Sono partiti a bordo di due pullman da cinquanta persone l’uno i dipendenti Berco. Destinazione Essen, sede della multinazionale tedesca. La spedizione dei cento arriverà sabato mattina davanti ai cancelli Thyssen. Qui si terrà un presidio e la bandiera “La Berco siamo noi” sventolerà sotto gli occhi dei dirigenti tedeschi. Dirigenti che, questa una prima novità, hanno accettato di incontrare la delegazione ferrarese, alla quale si sono aggiunti anche l’assessore provinciale di Rifondazione Stefano Calderoni, il sindaco Pd di Copparo Nicola Rossi e il deputato emiliano-romagnolo di Sel Giovanni Paglia.

E dalla bocca del sindaco, pronto a salire sul predellino che lo porterà oltralpe, arriva la seconda novità. “Le trattative del Cae (il Comitato Sindacale Europeo, ndr) con i dirigenti della multinazionale hanno avuto successo – annuncia Rossi – e a Essen ci sarà un tavolo di confronto. Quello che molte voci bollavano come una sorta di “missione impossibile” si trasforma così, per la prima volta dall’inizio della vertenza, nella possibilità di instaurare una vera trattativa con gli interlocutori diretti”.

La missione impossibile è nota: evitare i 611 licenziamenti (oltre 400 solo per lo stabilimento in provincia di Ferrara) per i quali è già aperta la procedura di mobilità e vedere nero su bianco un piano industriale che dipani i sospetti più cupi sul futuro dello stabilimento. Quelli di una cura dimagrante imposta dall’alto per rendere appetibile Berco al primo degli acquirenti. E di acquirenti, potrebbero essercene parecchi, visto che “parliamo di un’azienda di 500 milioni di fatturato – sottolinea Paglia -, capace di esportare il 90% della produzione in oltre 80 diversi paesi. “È il presupposto per iniziare un dialogo costruttivo sul futuro dello stabilimento – incalza Calderoni -, Thyssen è una multinazionale, ma deve qualcosa alle persone che hanno permesso lo sviluppo di Berco, e deve agire nel rispetto di una comunità che le ha dato molto”.

La trasferta teutonica sarà preceduta da Salvatore Pace, vicepresidente del Cae che incontrerà già oggi pomeriggio i dirigenti Berco e Karsten Kross, responsabile del settore “Components Technology” in cui è inserita la fabbrica. Nel frattempo da Copparo i lavoratori rispondono con due gironi di sciopero. E domenica mattina, sul piazzale Primo Maggio, davanti all’entrata dello stabilimento, ci sarà un altro presidio per attendere il ritorno dalla ‘montagna’.