Hanno atteso 12 mesi che lo Stato pagasse loro gli straordinari maturati durante l’emergenza terremoto in Emilia, continuando a lavorare nonostante tagli e carenze di personale. Ora, però, la “pazienza è finita”. E i vigili del fuoco hanno deciso di incrociare le braccia. “Siamo stanchi di sentirci promettere che i nostri soldi, denaro che abbiamo guadagnando affrontando turni massacranti e rischiando la vita, arriveranno. Di annunci non ne vogliamo più sentire – spiega il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco – o la situazione si sblocca subito, o entro 15, 20 giorni al massimo in servizio straordinario nelle zone terremotate non resterà più nemmeno più un pompiere”.

Perché è passato un anno dai fenomeni sismici che a maggio 2012 devastarono l’Emilia Romagna, provocando gravi danni anche in Lombardia e in Veneto, eppure “gli angeli in divisa”, come li chiamano gli sfollati della ‘bassa’ terremotata, ancora aspettano di ricevere ciò che gli spetta. Il versamento del compenso economico regolarmente maturato a fronte delle migliaia di ore lavorate in più per assistere una popolazione in ginocchio. Ore spese per tendere una mano a una collettività di 45.000 sfollati, per aiutare chi, sotto le macerie della propria casa, desiderava tentare di recuperare qualche oggetto. Ma anche per mettere in sicurezza scuole, edifici pubblici, fabbriche. Eppure, a fronte di quelle ore, “troppe per contarle tutte”, non hanno ancora visto un centesimo. A fronte di quelle ore, in cambio, hanno ricevuto “solo promesse”.

Dopo appelli e manifestazioni, lettere inviate a tutti i leader dei partiti politici in corsa per le elezioni di febbraio, da Pier Luigi Bersani, a Mario Monti, a Silvio Berlusconi, “partiti che puntualmente hanno risposto con molte parole e nessun fatto”, il 7 giugno scorso il ministero dell’Interno ha annunciato che “la direzione centrale per le risorse finanziarie ha provveduto ad assegnare ai comandi provinciali le risorse necessarie al pagamento dei compensi per il lavoro straordinario prestato dal personale dei Vigili del fuoco in occasione del sisma in Emilia, a partire dal mese di luglio”. Peccato, spiega Alessandro Zangoli, segretario del Conapo Emilia Romagna, che ciò significhi, prima di tutto, “un altro mese di attesa, come minimo, anche perché i soldi arriverebbero ad agosto in realtà”. Questo sempre “grazie alla burocrazia”, che per erogarli effettivamente richiede l’espletamento di un iter labirintico: i soldi, accreditati il 7 giugno nelle casse della Regione Emilia Romagna, dovranno passare per il comando regionale dei vigili del fuoco che, a sua volta, li verserà al ministero dell’Economia. Il ministero, poi, sposterà il denaro sul conto del dipartimento Vigili del fuoco di Roma – dicastero dell’Interno – che successivamente li rispedirà al comando regionale dell’Emilia Romagna, il quale, infine, li assegnerà ai comandi provinciali.

Ma non è tutto. Perché le risorse che dovrebbero arrivare “a partire dal mese di luglio”, continua Zangoli, “non sono nemmeno tutte. Ciò che ci verrebbe corrisposto è solo una piccola parte di ciò che ci è dovuto: 3 mensilità di straordinari su 13 mesi di lavoro”.

E intanto le ore di straordinario lavorate si accumulano. Perché “sebbene l’emergenza terremoto sia conclusa in Emilia – spiegano i vigili del fuoco – restano ancora centinaia di interventi urgenti legati a opere provvisionali da compiere”. Che, detto in parole povere, significa preservare i beni della collettività. Interventi che richiedono turni da 12 ore al giorno e non c’è festività che tenga. “Noi lavoriamo tutti i giorni, sabato e domenica compresi, e lo facciamo volentieri, sappiamo che in questo modo aiutiamo la collettività. Ma a queste condizioni non è più accettabile”. Non se “la beffa”, come la definiscono i vigili del fuoco, si somma a tutte le problematiche che il corpo quotidianamente deve affrontare: turn over bloccati, automezzi “che ormai sarebbero da rottamare, spesso privi di manutenzione”, “uffici che non riescono a pagare il gasolio, l’affitto degli stabili o le bollette”. I contratti, poi, “sono fermi da anni per via del blocco deciso per tutto il pubblico impiego”.

A maggio 2012, quando le scosse distrussero interi paesi formando un cratere grande 33 Comuni, i vigili del fuoco riuscirono a mobilitare 3.200 persone in 48 ore, con turni da 19 ore al giorno per sette giorni la settimana. Ora, dodici mesi dopo, vorrebbero veder “riconosciuti” i propri sforzi. “Non si può più continuare su questa linea. I Vigili del Fuoco devono già pagare per essere i meno retribuiti in assoluto rispetto le altre forze di Polizia, non possono anche subire ritardi di anni prima di vedersi corrisposti 10 euro lordi l’ora di straordinari per rischiare la vita nelle calamità. Le norme devono cambiare. Nel ‘cratere’ lavorano colleghi che vengono da Bologna, Reggio Emilia e Modena: le prime due sedi hanno già detto che non manderanno più nessuno, e anche Modena sta decidendo di annullare la disponibilità. Le nostre famiglie non possono fare la spesa con le promesse”.

L’appello è stato accolto dal deputato Vittorio Ferraresi e dal consigliere regionale dell’Emilia Romagna Andrea Defranceschi, entrambi del Movimento 5 Stelle, pronti a presentare un’interrogazione per chiedere al ministro dell’Interno Angelino Alfano di istituire un apposito fondo dove far confluire i fondi necessari a gestire le emergenze. “Il fondo – spiega Zangoli – servirebbe ad abbattere la burocrazia e a concedere le risorse necessarie ad affrontare situazioni critiche come il terremoto. Sono anni che lo chiediamo ma questa volta ci devono ascoltare. Il terremoto richiederà almeno un altro anno di interventi straordinari, ma noi così non possiamo lavorare. Sarà meglio che lo Stato cominci seriamente a pensare di superare la fase del ‘non pagare le centinaia di ore di lavoro dei pompieri”.