Il ddl costituzionale che disegnerà l’iter delle riforme dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri già questa settimana, nel corso della riunione attesa per venerdì. L’intenzion del governo Letta, anche in risposta alle sollecitazioni del Colle, è di varare il testo il prima possibile.

Il ministro per i Rapporti con il Parlemanto Dario Franceschini la mette così: “Il termine è quello di fine giugno ma, se è possibile, acceleriamo”. Il governo, insomma, è pronto ad accelerare sul ddl per l’avvio delle riforme. Un’intenzione che coincide con l’auspicio del presidente Giorgio Napolitano cheal Quirinale ha ricevuto il premier Enrico Letta e i ministri ‘addetti ai lavori’ ovvero Gaetano Quagliariello e, appunto, Franceschini. Durante l’incontro di al Colle il presidente del Consiglio ha assicurato al capo dello Stato la volontà di partire il prima possibile con l’iter delle riforme. Senza entrare nei dettagli di merito. Sia il presidente Napolitano che il premier Letta hanno fatto sapere di essere ‘neutrali’ rispetto al confronto tra le forze politiche. Confronto che, peraltro, si è già acceso sul tema del presidenzialismo.

Prima ancora che inizi il confronto tra le forze politiche sulle riforme, è già entrato nel vivo il dibattito sull’elezion presidenzialismo. Il Pdl è in pressing. Maurizio Gasparri ha presentato un ddl ad hoc già settimane fa. E’ di ieri l’invito di Angelino Alfano ad andare verso un sistema presidenziale. Espliciti appelli che hanno anche la funzione di mettere in evidenza le divisioni del Pd sulla questione. L’argomento potrebbe essere sfiorato in Direzione. Ci sarà chi come Beppe Fioroni ha già annunciato che presenterà un ordine del giorno per impegnare il Pd a una consultazione tra iscritti e militanti su riforme e legge elettorale.

La dialettica interna ai democratici sulla faccenda produce, tra l’altro, assi inediti. Contrari al presidenzialismo ci sono gli ex-popolari come Fioroni, ma anche i giovani turchi e pure Rosy Bindi che si distingue dagli ‘amicì prodiani che invece stanno orientandosi sul sistema semipresidenziale francese (Romano Prodi, in testa). Il modello francese, tra l’altro, è da sempre caro a Walter Veltroni e piace anche a Matteo Renzi. In tutto questo è arrivato un nuovo post di Beppe Grillo. Il leader dei 5 Stelle è attacca a testa bassa. “Il presidenzialismo è un’idea di Berlusconi, vuol farsi eleggere presidente-duce d’Italia con l’aiuto delle televisioni che il pdmenoelle gli ha graziosamente lasciato da vent’anni ignorando ogni conflitto di interessi. Mediaset trasmette grazie a generose concessioni governative sulle frequenze nazionali”.

Nel Pd anche chi non esclude un confronto sul presidenzialismo invita però alla cautela. Come Massimo D’Alema: “E’ un tema da approfondire”, il ruolo di garanzia fin qui svolto dal presidente della Repubblica, chiede D’Alema, “chi lo svolge nel momento in cui il Capo dello Stato diventa il capo di un partito? Penso che sia questa una questione da affrontare in modo serio e non così, con battute propagandistiche”. Anche la presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, nell’invitare tutti a discutere “senza tabù” spiega però che “qualora la discussione si incentrasse sul semipresidenzialismo, prima bisogna discutere del fatto che un sistema di questo genere deve essere accompagnato da norme rigorosissime su incompatibilità e conflitto d’interessi”. E Renato Brunetta risponde a stretto giro a Finocchiaro: “Il Pd dice che serve un correttivo, il conflitto di interessi? Non c’è nessun problema. Noi siamo sempre su l’idea del presidenzialismo. Ci dispiace che il Partito democratico sia diviso, dilaniato, al proprio interno”.

Il ministro Quagliariello, dopo il colloquio con Napolitano, ha spiegato che “l’incontro è andato bene, non si è parlato di legge elettorale, ma abbiamo fatto il punto sulle riforme illustrando al presidente quanto si è fatto attraverso le mozioni parlamentari. Il presidente ha preso atto del buon ritmo con cui si è partiti e ci ha esortato ancora”. Sull’iter delle riforme Quagliariello spiega che il suo mandato da ministro delle Riforme, “si muove tra due pilastri: il primo è la volontà delle forze politiche di fare la riforma delle istituzioni partendo dalla posizione che la Costituzione non va abrogata ma aggiornata. Il secondo pilastro è che questa riforma non si può esaurire con una sola riforma della legge elettorale”. Quagliariello dice inoltre di condividere l’apertura di Brunetta a una legge sul conflitto di interesse. “La condivido del tutto, è di buon senso. Nel progetto presentato dal Pdl nella scorsa legislatura, era previsto che con il presidenzialismo si sarebbe intervenuti sul conflitto di interessi. Su questo tema bisogna intervenire su tutti i conflitti e non solo in maniera punitiva”.

Il colloquio al Quirinale è stato anche l’occasione per fare il punto sulla commissione di esperti che accompagnerà i lavori parlamentari sulle riforme. Potrebbe essere nominata dal governo nei prossimi giorni. Sarà un organismo abbastanza ampio, tra i 20 e 25 membri, in modo da garantire un certo pluralismo. Tra le personalità che ne faranno parte si fanno i nomi di Valerio Onida, Giovanni Pitruzzella, Luciano Violante, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Nicolò Zanon.