Numerose lettere minatorie destinate al procuratore aggiunto Ilda Boccassini. L’ultima conteneva anche due proiettili. E il fenomeno si è intensificato dopo la requisitoria nel processo Ruby. A comunicare cosa sta accadendo da alcune settimane è stato lo stesso procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati che denuncia l’escalation di intimidazioni nei confronti del pubblico ministero, responsabile della Direzione antimafia milanese e protagonista del coordinamento di diverse indagini contro la criminalità organizzata, in particolare contro la ‘ndrangheta. Boccassini è stata anche titolare di indagini di terrorismo e rappresenta l’accusa nel processo Ruby in cui è imputato Silvio Berlusconi, “incrociato” in passato anche nei procedimenti Sme e Imi-Sir. Ma potrebbe assumere un significato anche la data: quando infatti il 23 maggio del 1992 un attentato uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Ilda Boccassini chiese e ottenne di essere applicata alla Procura di Caltanissetta per partecipare alle indagini sulle strage di Capaci. ”La procura della Repubblica di Milano – scrive Bruti Liberati – con tutti i suoi magistrati, adempie e continuerà ad adempire con immutata serenità al compito di svolgere indagini e sostenere l’accusa in dibattimento nel più rigoroso rispetto delle regole e delle garanzie processuali, fedele al principio costituzionale della eguaglianza di tutti di fronte alla legge”.

Sono alcune decine le lettere con insulti e minacce di morte e si sono intensificate dopo la sua requisitoria nel processo sul caso Ruby. Fino all’ultima di ieri che conteneva anche due proiettili. Le lettere saranno trasmesse al procuratore capo di Brescia, Fabio Salamone, per le indagini, dato che la persona offesa è un magistrato di Milano. Le lettere, alcune decine e scritte a mano sono state scritte da persone diverse e contengono tutte gravi insulti al procuratore aggiunto Boccassini ed alcune anche pesanti minacce di morte: quella arrivata ieri faceva esplicito riferimento al caso Ruby, riportava anche una sigla sconosciuta e una stella a sei punte tracciata in modo sommario. Le missive sono arrivate nell’ufficio di Boccassini al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano, perché, come le altre lettere, vengono smistate dalla cancelleria e poi arrivano sul tavolo del procuratore aggiunto. Delle lettere minatorie di queste ultime settimane è stata informata anche la squadra mobile e delle indagini si occuperà la procura di Brescia. 

La prima reazione è quella del deputato del Pd Marco Carra che esprime “solidarietà” alla Boccassini. Carra sottolinea “il clima di aggressione politica contro i giudici e l’invasione del tribunale stesso da parte dei parlamentari della destra al grido di ‘via i comunisti’ non aiuta a rasserenare gli animi, soprattutto dei più squilibrati”.