Comizio di Berlusconi sui giudici di Milano in prima serata Tv. Tutto alla vigilia del processo Ruby. In nessun’altra parte del mondo sarebbe accaduto. L’imputato usa le sue reti per una controrequisitoria. Eppure, qualche norma esiste per impedire tutto questo. Si tratta degli articoli 3 e 7 del testo unico della radiotelevisione (d.lgs. n. 177/2005), disposizioni quest’ultime che tendono ad assicurare le necessarie condizioni di imparzialità nell’informazione televisiva. In base a queste norme le trasmissioni di informazione, compresi i telegiornali, le rubriche e le trasmissioni di approfondimento, sono tenute ad assicurare l’equilibrio delle presenze politiche, ad evitare che i conduttori dei programmi abbiano un comportamento fazioso, ad essere obiettive.

Ma è soprattutto l’atto di indirizzo sulla rappresentazione dei processi in Tv (delibera Agcom 13/08/CSP) ad essere stato clamorosamente violato. Per chi non lo ricorda, si tratta di un provvedimento voluto per colpire Santoro e le sue docufiction. Molto scalpore destò allora l’intervento dell’Agcom e dunque ci sarebbe aspettati che oggi qualcuno lo ricordasse: “chi di spada ferisce di spada perisce”. Ed invece nulla. Le disposizioni dell’atto di indirizzo, presidiato da un apposito comitato, sono però chiare. Cito l’incipit: “le emittenti radiotelevisive pubbliche e private […]sono tenute a garantire l’osservanza dei principi normativi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione, rispetto delle libertà e dei diritti individuali, ed in particolare della dignità della persona e della tutela dei minori, in tutte le trasmissioni che hanno ad oggetto la rappresentazione di vicende e fatti costituenti materia di procedimenti giudiziari in corso, quale che sia la fase in cui gli stessi si trovino.” Ed ancora: “…. la cronaca giudiziaria deve sempre rispettare i principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità dell’informazione e di tutela della dignità umana […]e rifuggendo da aspetti di spettacolarizzazione suscettibili di portare a qualsivoglia forma di “divizzazione” dell’indagato, dell’imputato o di altri soggetti del processo”. Infine, la violazione di tutte queste disposizioni é sanzionabile con pesanti multe. Chi è il giudice del caso? Ovviamente la stessa Agcom. Per anni ho denunciato il vilipendio delle regole, mentre si tentava di chiudere trasmissioni scomode, ora sarebbe il caso che qualcuno prenda il testimone ed invochi il rispetto della legge da parte degli stessi che allora la vollero e oggi la violano.

Due brevi considerazioni finali. In questi ultimi tempi si è molto parlato, meglio straparlato, della pericolosa anarchia della rete. Ma dell’anarchia, nel senso di assenza di regole, della televisione nessuno si duole.

La seconda: quello che è successo ieri è la plateale manifestazione del conflitto di interessi. Trattasi tuttavia di argomento archiviato per il bene della pacificazione, visto l’assordante silenzio del c.d. centrosinistra.