Un documento che ricorda la necessità che il Parlamento sia centrale e per il “bene del Paese”, che invita a cercare condivisione sulle leggi anche con forze fuori dalla maggioranza come Sel ed M5s e che rinnova la fiducia nello strumento delle primarie aperte anche ai simpatizzanti del Pd per scegliere il prossimo segretario. La senatrice Pd Laura Puppato, una dei ‘ribelli’ che hanno mal digerito il governo delle larghe intese, presenterà sabato in Assemblea un documento che potrebbe raccogliere il sì di molti, dai prodiani a Civati, che hanno vissuto con difficoltà il governo col Pdl. Un documento che, però, non vuole accompagnare nessuna candidatura perché, spiega, “non vogliamo che questa sia una corrente” e che si pone come obiettivo quello “di ripartire dalla grande funzione che abbiamo dimenticato che è quella del rispetto nei confronti del Pd’’.

La guida del governo è affidata al vicesegretario Enrico Letta, ma dobbiamo distinguere l’azione dell’esecutivo da quella del Parlamento – si legge nel documento -. Alla responsabilità che abbiamo verso il Paese, dobbiamo affiancare la lealtà verso i nostri elettori”. I gruppi del Pd alla Camera e al Senato “devono pertanto rivendicare la loro autonomia legislativa e lavorare nelle commissioni e in aula a quei provvedimenti che avevamo promesso in campagna elettorale. Sulle singole leggi si possono e si devono trovare maggioranze variabili e trasversali”. E Puppato, parlando della questione delle ‘maggioranza variabili’ ricorda anche che “quando si è deciso di scegliere per le larghe intese” c’era chi aveva avanzato la richiesta di “escludere i decreti legge”.

Nel documento si rivendica anche la necessità di un rinnovato rapporto con il territorio “rifuggendo da pratiche feudali”. Poi ammette l’esistenza di un difetto di comunicazione a tutti i livelli, dal nazionale al locale, verificato “drammaticamente” nell’ultima campagna elettorale. Anche in questa chiave si ribadisce la centralità dello strumento delle primarie anche per il congresso. “Il prossimo segretario del Pd – si legge – deve essere scelto non solo dagli iscritti, ma anche dagli elettori e simpatizzanti del Pd, attraverso lo strumento delle primarie. Non dobbiamo celebrarlo nelle segrete stanze, ma facendo entrare nei circoli quei pezzi della società civile che ci possono contaminarè in maniera positiva, recuperando lo spirito originario. Chiudersi ora, significa avere paura del futuro”. La speranza è quella di avere “un congresso – si conclude – in cui si confrontino visioni politiche, intelligenze e idee. Senza candidati finti o predestinati e senza tesi precostituite o mozioni a tema. Voglio un congresso costituente capace di eleggere e di legittimare un segretario forte e in grado di prendere per mano un partito che deve essere rifondato su basi nuove”.

Puppato spiega così di avere “sintetizzato il pensiero di molti” e ribadisce che bisogna “ripartire dagli errori fatti non nascondendo ciò che è stato e le ragioni che hanno portato a un profondo turbamento in molti di noi, nei movimenti e nei giovani attorno al Pd per dire che alcuni errori non si possono ricommettere ed è opportuno che su questo si faccia chiarezza”. Dunque l’auspicio è quello di una forte centralità del Parlamento. “Se, come è auspicabilissimo – sottolinea – chi è al governo ha a cuore il bene del Paese allora non ci può essere ragione per cui il Parlamento non individui percorsi comuni per trovare il modo di risolvere i problemi”.