Ilaria Leoni, la 19enne trovata uccisa in un uliveto nel livornese, prima di morire ha subito un tentativo di violenza sessuale. A rivelarlo l’autopsia eseguita sul corpo della ragazza che ha evidenziato tracce di un tentativo di penetrazione. I residui biologici, secondo quanto emerso fin’ora tracce di sperma, sono al vaglio del Ris. La famiglia della giovane uccisa ha espresso il proprio rancore per la morte della ragazza attraverso i propri legali. “L’omicidio di Ilaria era evitabile”, perchè “generato dalla malata ed inapplicata procedura riguardate l’espulsione degli irregolari”, hanno dichiarato i familiari della ragazza.  “Pur ringraziando tutte le Autorità che con celerità, serietà e competenza si stanno occupando del caso si chiede con forza e determinazione al ministro dell’Interno, al Questore e Prefetto di Livorno, di conoscere le reali ragioni per le quali non si è data effettività ai decreti di espulsione”. In una nota firmata dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, la famiglia ha poi sottolineato che “Ilaria, contrariamente ad alcune descrizioni distorte, era generosa, vera, solare e lavoratrice, come tutta la famiglia di appartenenza, una giovane, che crescendo viveva con curiosità le sue esperienze, come succede a migliaia e migliaia di ragazzi italiani”. “Amareggia e sconvolge, invece, i familiari, il fatto che – prosegue la nota – il presunto omicida sia uno spacciatore, noto alle forze dell’ordine, violento, perché con precedenti penali specifici, per reati commessi anche nella piccola comunità toscana, irregolare in quanto destinatario nel tempo di plurimi decreti di espulsione, ancora una volta mai eseguiti, che gli hanno permesso di delinquere, sotto gli occhi di tutti, nonostante il suo status”.

Ilaria non è morta strangolata, come sembrava dalle prime ricostruzioni, bensì soffocata dal suo stesso sangue dopo un violento pestaggio. Sul corpo della ragazza sono stati infatti riscontrati anche numerosi segni che fanno ipotizzare un’azione violenta ripetuta e prolungata. La 19enne è stata colpita molte volte a mani nude alla testa e al collo. Nel resto del corpo non ci sono particolari segni di violenza, fatta eccezione per qualche livido sulle gambe. La dinamica è ancora da chiarire, ma le lesioni rilevate sulla schiena della vittima indicherebbero che dopo aver subito l’aggressione, presumibilmente in un punto più in alto del pendio rispetto a dove poi il corpo è stato ritrovato, la ragazza era ancora viva e che quindi potrebbe poi essere stata trascinata giù, già in stato di incoscienza, da una sola persona, escludendo la possibilità di complici.

Ablaye Ndoye, il senegalese di 34 anni fermato dai carabinieri, “è stato ancora interrogato ma ha continuato a non ammettere la colpa“, ha riferito il procuratore di Livorno Francesco De Leo. L’uomo ha smentito  tutte le testimonianze, anche quelle fatte dai suoi connazionali, dicendo di essere stato incastrato. Ma il suo alibi non pare essere fondato. Ndoye ha raccontato di aver dormito in spiaggia la note dell’omicidio, dopo aver cenato in un ristorante della zona dove nessuno lo ha visto. Il fermato ha però ammesso di conoscere Ilaria e di aver fumato hashish con lei e i suoi amici. Smentisce però di aver preso il telefonino della giovane, ritrovato nello zaino del senegalese.

Il pm ha inoltre confermato che tra gli elementi che hanno portato all’individuazione del 34enne c’è anche la denuncia fatta da un connazionale del fermato: l’uomo si è rivolto ai carabinieri dopo che Ablaye Ndoye gli avrebbe chiesto di cancellare la memoria del telefonino della vittima. “Sembra che il fermato – ha aggiunto De Leo – non fosse gradito alla comunità che lo ospitava, ma che venisse tollerato per il loro senso del dovere”.