Quale vantaggio trae il Pd da questo accordo di governo con Berlusconi? Sono in molti a chiederselo in rete e provo ad avanzare qualche ipotesi, oltre a quelle che ho già proposto in un precedente post.

Teniamo presente che questa è forse l’unica alleanza di governo che era possibile creare non volendo cedere spazi veri al Movimento Cinque Stelle, cioè volendosi accaparrare tutte le prime quattro cariche dello Stato, come ha fatto il Pd, e magari pure la maggioranza dei ministeri con la scusa adottata da Letta che occorrono esperti operativi fin da subito (vedi i vari ministri che, pur competenti nei rami loro assegnati, sono alla loro prima volta, per non parlare di Lorenzin alla Sanità e De Girolamo alle Politiche agricole…).

Il Pd, in coalizione con Sel (che tuttavia ora si è spostata all’opposizione), pur grazie a poche decine di migliaia di voti ha ottenuto il sostanzioso premio di maggioranza alla Camera e diversi seggi in più di premio anche al Senato. Già solo questo potrebbe essere motivo per oltre duecento parlamentari del Pd per sostenere qualsiasi governo permetta di evitare nuove elezioni a breve, consentendo loro di mantenere la poltrona, perché ad una prossima tornata elettorale la coalizione di sinistra (o peggio il solo Pd qualora fosse costretto a presentarsi da solo) potrebbe perdere il diritto al premio di maggioranza.

C’è poi sempre l’idea veteropolitica di possibili campagne acquisti: più dura il governo più tempo e possibilità si hanno per inglobare eletti Cinque Stelle dissenzienti, stanchi di fare opposizione o conquistati dal fascino del potere. Idea che può dar frutti per il voto parlamentare ma non per il prossimo voto del Paese, in quanto i parlamentari del M5s non hanno consensi propri se non all’interno del movimento, anche se un’azione demolitoria dei numeri dei Cinque stelle in parlamento – sempre che trovi adepti e ne trovi abbastanza – potrebbe screditare il movimento agli occhi del suo elettorato.

Infine c’è il fattore exDc, che aggrega in modo trasversale in parlamento e al governo tanti esponenti Pd e Pdl. Non a caso in un’intervista di ieri a Il Giornale, Paolo Cirino Pomicino ha commentato positivamente il ritorno della prima Repubblica, con “i giovani del governo” – Letta, Alfano, Lupi, Mauro, Franceschini e Delrio – “cresciuti nella balena bianca”. D’altra parte non dimentichiamo che il candidato Pd-Pdl alla presidenza della Repubblica Marini rendeva nota alla stampa la sua soddisfazione per gli auguri di Ciriaco De Mita.

Con questo governo, un pezzo di prima Repubblica può continuare a detenere il potere anche a vent’anni da Tangentopoli, e fra le conseguenze non sgradite agli ex DC, un pensiero confessionale può limitare il pensiero laico di cui sarebbe stato eccellente e quindi fastidioso esponente Stefano Rodotà qualora eletto capo dello Stato.