Quando il quartetto veneto degli Eterea Post Bong Band viene a conoscenza della “Sequenza di Fibonacci” – una successione di numeri interi naturali, ciascun numero della quale è il risultato della somma dei due precedenti – inizia a fare strani calcoli applicandoli alla musica e quel che ne deriva è una massa di idee che confluisce in quello che diventa il loro terzo album intitolato BIOS. Compongono dapprima il brano Fibo, la cui struttura si basa su cellule ritmiche di 1-2-3-5-8 a diverse velocità, poi esplorano il mondo della matematica ispirati anche dal film del regista statunitense Darren Aronofsky Pi Greco – Il teorema del delirio in cui il protagonista è il matematico Maximillian Cohen, un tipo geniale quanto eccentrico che crede che la matematica sia il linguaggio della natura e ogni cosa esistente può essere spiegata e rappresentata con i numeri.
Dopo aver messo a fuoco il tema di BIOS, gli Eterea (Luigi Funcis, Pol de Lay, Lelesd, Rigon) compongono un album in cui melodie robotiche e chiassose si incastrano su strutture ritmiche dalla natura duplice: beat digitali e percussioni acustiche si fondono in un monolite attorno a cui danzano chitarre taglienti e grosse linee di basso. L’elettronica, passata attraverso macchinari vintage, si è ingigantita. Gli amplificatori analogici sono stati catturati con vari microfoni per sperimentare diverse combinazioni ambientali. Ma andiamoli a conoscere più a fondo.

Tutto ha inizio quando il quartetto inizia a fare strani calcoli con una misteriosa sequenza numerica il cui risultato è una massa di idee chiamata BIOS”. Alla luce della vostra esperienza, credete che esistano ancora strade inesplorate nel mondo della musica?
Abbiamo sempre pensato che quelli che fanno la differenza sono i curiosi e non i pappagalli che ripetono concetti senza averli fatti propri. Se si cammina sulle orme dei maestri come si possono trovare vie nuove? Ci sono indubbiamente autostrade da esplorare che portano a nuovi mondi. Se non fosse così avremmo già appeso gli strumenti al chiodo. Le strade inesplorate sono indubbiamente quelle che ci interessano di più. La ricerca, per come la intendiamo noi, è scovare la normalità dove sembra non essercene traccia. Pur essendo piuttosto particolari, non crediamo che i pezzi degli Eterea possano essere definiti ostici. Hanno quasi sempre quell’inconsapevole sapore “nel-futuro-questa-roba-sarà-pop”.

Mi raccontate come nasce il vostro interesse per il rapporto musica-matematica?
Pitagora, concependo in modo unitario la musica e la matematica, fece fare incredibili balzi avanti al sapere umano. Diciamo che se lui è il vero esploratore, noi siamo i turisti organizzati della domenica. Abbiamo sempre avuto una certa curiosità per la matematica, che purtroppo si era concretizzata solo nella visione in streaming di Numb3rs e in qualche ricerca su Wikipedia. Tempo fa ci capitò tra le mani un libro di Marcus Du Sautoy sui numeri primi preso a un mercatino dell’usato. Raccontava storie di matematici e di scoperte. Pur essendo un saggio divulgativo, era stuzzicante e appetitoso e ci fece venire fame. Così passammo al piatto ricco: Gödel, Escher e Bach di Douglas Hofstadter. Davvero sconvolgente. Riesce nell’intento di spiegare macrostrutture in maniera semplice e, cosa sorprendente visto l’ambito, con molta ironia. Parliamo di un libro moderno che connette moltissimi campi tra loro, compresa l’informatica degli albori e la logica. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo connesso i tre campi del titolo: matematica, grafica e musica. E anche se in questi due libri Fibonacci era solo accennato, fu subito questo l’argomento più stimolante a livello di connessioni. Quando abbiamo iniziato mettere la serie numerica in musica, ci siamo subito accorti della naturalezza e dell’eleganza della Sequenza. Insomma, abbiamo dato i numeri per essere un gruppo che conta.

Il disco l’avete registrato all’Hot Farm. Che atmosfera si respirava durante le registrazioni?
Conosciuto anni fa grazie a Stra degli Amor Fou e a Martino Cuman dei Non Voglio Che Clara, Michele “Skatz” Scatena è stato il quinto Etereo per tutti i mesi di produzione. Durante le session nel suo studio, una stupenda fattoria hi-tech in mezzo ai campi, non ci ha fatto mai mancare niente. In seguito abbiamo scoperto che i genitori di Skatz coltivano il cavolo romano, che è raffigurato nella copertina di BIOS. Eravamo nel posto giusto al momento giusto. Avere Skatz durante il tour il BIOS è stata una garanzia e un piacere. Non capita spesso che affidabilità, competenza e passione si presentino contemporaneamente nella stessa persona. La cosa migliore delle registrazioni all’Hot Farm, comunque, era che quando riascoltavi le prese, nei momenti di silenzio sentivi mucche e cani in sottofondo! Tutto molto, molto BIOS.