Via l’Irap e con i tagli dei costi della politica per salvare le piccole e medie imprese. “Le pmi per vivere devono misurarsi con i concorrenti europei per livello di burocrazia, di fiscalità, di servizi, di leggi a supporto dell’imprenditoria (ad esempio dell’inasprimento per il falso in bilancio e l’introduzione di efficaci norme anticorruzione) – scrive sul suo blog Beppe Grillo -.  Oggi le pmi sono senza armi. Il baratro dove stanno sprofondando lo hanno creato i partiti, quelli che ora si stracciano le vesti. La ricostruzione delle pmi deve iniziare subito per evitare il fallimento del Paese. Un primo passo è l’abolizione dell’Irap che ammonta a circa 20 miliardi l’anno di tasse sulle imprese, anche se in perdita. Perdono e pagano le tasse sulla perdita, lo Stato si comporta come chi davanti a uno che affoga gli lega un masso al collo. “Seeeeeeeeeee! E i soldi dove si trovano?”, questa è l’obiezione tipica per non fare nulla”. 

Grillo vuole la sparizione dell’imposta regionale sulle attività produttive e i soldi che verrebbero a mancare potrebbero essere recuperati dagli sprechi. “L’Irap coincide grosso modo ai maggiori costi della politica in Italia comparati con i maggiori Paesi europei. Sarebbe sufficiente tagliare questi costi per eliminare l’Irap e dare ossigeno alle imprese. Se si misura la spesa per la politica in funzione della popolazione, l’extra costo italiano rispetto ai Paesi con dimensione equivalente è circa un punto di Pil, pari a 16 miliardi, un terzo del deficit. Dal 1990 vi è stato un raddoppio dei costi della politica di circa 20 miliardi, dovuto in massima parte alle amministrazioni centrali. Alcuni esempi. Il costo del Parlamento italiano è il doppio di quello francese (confrontabile per numero di parlamentari: 920 > 945) e inglese: 1,6 miliardi contro lo 0,9 di Francia e 0,6 di Gran Bretagna. Il Quirinale ha un bilancio di previsione per il 2013 di 349 milioni mentre l’Eliseo costa 112 milioni. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 100 milioni di euro all’anno, somma rinunciabile con una semplice lettera, come ha fatto il M5S per i 42 milioni che gli erano assegnati. Il taglio delle province farebbe risparmiare 2 miliardi annui. Vi sono poi i risparmi per le auto blu, circa 7.000, e delle 52.000 “auto grigie” senza autista e con minore cilindrata, con 19.000 addetti complessivi di cui 10.000 autisti per un risparmio di 800 milioni e altri minori. ‘Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo’, Lao Tse”.