Importavano cocaina in Italia, utilizzando cani di grossa taglia. Nascondevano la droga negli animali praticando operazioni chirurgiche, poi li uccidevano per estrarla. La polizia di Milano ha arrestato 75 persone, di cui 18 minorenni, quasi tutti cittadini dell’America Latina, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la persona, il patrimonio, traffico di stupefacenti e detenzione di armi.

La cocaina, dopo contatti diretti tra le organizzazioni e i cartelli colombiani e messicani, veniva confezionata in modo da sfuggire ai controlli di sicurezza, ed era inserita, con un’operazione chirurgica, nelle viscere di cani di grossa taglia. Gli animali all’arrivo in Italia venivano uccisi per estrarre la cocaina purissima nascosta nei loro corpi. I cani utilizzati erano principalmente di razza San Bernardo, Gran Danese, Dog de Bordeaux, Mastino Napoletano e Labrador. La droga prima di essere collocata nel ventre degli animali veniva avvolta in un cellophane, poi nella carta carbone, in modo da risultare impenetrabile ai raggi X, quindi ancora nel cellophane e infine avvolta da uno scotch di vinile nero, ancora più resistente ai controlli. Con questo sistema sarebbero stati fatti 48 viaggi. E un solo cane si sarebbe salvato.

A salvarlo è stata la confessione della donna di un trafficante. Nell’aprile del 2012, a Pisa, la polizia era intervenuta per la segnalazione di una lite in famiglia tra sudamericani nata a causa del malore dell’animale che era arrivato a Milano un paio di giorni prima: quando sono arrivati nell’appartamento, la donna ha raccontato agli agenti che nel cane era nascosta la droga e per questo si lamentava. A quel punto l’animale è stato portato dal veterinario per essere operato. Proprio grazie a quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito la pista del traffico.

Oltre agli arresti, la polizia ha effettuato diverse perquisizioni nella provincia di Milano e in quelle di Bergamo, Brescia, Lodi, Pavia, Piacenza, Novara, Roma e Varese. Nello stesso contesto sono stati denunciati a piede libero 112 altri soggetti, 98 maggiorenni e 14 minori. L’indagine, eseguita dal commissariato di Milano Mecenate, ha coinvolto numerosi gruppi di giovani di origine sudamericana. Per la prima volta è stata dimostrata l’esistenza del vincolo associativo tra le ‘pandillas‘, che non si limitavano a reati comuni, ma erano direttamente in contatto con emissari dei cartelli sudamericani per approvvigionarsi ingenti quantitativi di cocaina.

Il traffico era gestito dalla banda sudamericana dei Latin King Chicago, pronta a rivendere la cocaina a Milano e nell’hinterland sia all’interno della comunità che nelle scuole. Dalle intercettazioni emerge come il fenomeno del traffico fosse in crescita e come a collaborare con il gruppo ci fosse un narcotrafficante messicano, tutt’ora ricercato.