Perché mi chiamo Francesco? Perché lui ha incarnato la povertà. Io voglio una Chiesa povera per i poveri”. Papa Francesco, stamane, nell’aula Paolo VI, ha incontrato i 6000 giornalisti che hanno seguito il conclave che lo ha eletto Pontefice, e da vero cronista ha offerto particolari interessanti sull’andamento delle votazioni e sul motivo che lo ha spinto a scegliere il nome che porterà da Vescovo di Roma. “Quando siamo arrivati ai due terzi dei voti, ovvero 77, – ha raccontato Francesco – è scattato l’applauso perché il Papa era stato eletto. Il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, mio fraterno amico, che era seduto accanto a me, mi ha subito abbracciato forte e mi ha detto: ‘Non ti dimenticare dei poveri‘. Allora, – ha aggiunto il Papa – mentre lo spoglio proseguiva, ripensavo a quelle parole e mi sono detto che mi sarei chiamato Francesco come il poverello d’Assisi perché lui incarna la povertà”. Ma non tutti i cardinali erano d’accordo. “Molti – ha raccontato ancora il Papa ai giornalisti – mi hanno detto che mi dovevo chiamare Adriano per essere un vero riformatore, oppure Clemente per vendicarmi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù”. Ma Francesco non si è lasciato influenzare.

Si respirava un autentico clima di famiglia nell’aula Paolo VI insieme con il Papa “povero” e subito “rivoluzionario” che chiama “amici” i giornalisti. Francesco, che proprio non è riuscito a non abbandonare i fogli con il discorso che aveva nelle mani, ha definito “sorprendente” l’annuncio della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI. Il Papa ha poi sottolineato il “ruolo crescente dei mass media che sono indispensabili per narrare al mondo gli eventi della storia contemporanea“. Francesco, inoltre, si è complimentato per il “servizio qualificato” dei cronisti del conclave e guardandoli negli occhi ha esclamato: “Avete lavorato”. Immancabili i sorrisi e gli applausi dei giornalisti divertiti dal nuovo Papa. Francesco ha spiegato che gli “eventi ecclesiali non sono più complicati di quelli politici ed economici, ma essi rispondono a logiche non mondane e per questo non è facile comunicarli a un pubblico vasto”. E in un altro passaggio Francesco ha sottolineato che “la Chiesa non ha natura politica, ma essenzialmente spirituale. Cristo è il centro non il Papa. Senza di lui – ha sottolineato Francesco – Pietro e la Chiesa non esisterebbero e non avrebbero ragione di esistere. Dobbiamo conoscere la Chiesa con le sue virtù e i suoi peccati. Essa esiste per comunicare la verità la bontà e la bellezza. Non dobbiamo – ha concluso il Papa – comunicare noi stessi ma questa triade”. Con un gesto inedito e di grande rispetto, al termine dell’udienza, il Papa ha benedetto i giornalisti presenti in silenzio e senza alcun gesto della mano rispettando i loro diversi credo e le loro coscienze. Al neo direttore di Rai Vaticano, Massimo Milone, che lo ha salutato, tra altri giornalisti, al termine dell’udienza, il Papa ha fatto gli auguri per la recente nomina dicendo: “Anche io sono qui a Roma da pochi giorni”.

Nei prossimi giorni Francesco sarà impegnatissimo: domani mattina celebrerà la Messa, come un semplice sacerdote, nella piccola Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano. Il parroco ha appreso la notizia soltanto nella tarda serata di ieri. Alle 12, dalla finestra di quello che a breve diventerà il suo studio privato, al terzo piano del Palazzo Apostolico vaticano, Francesco reciterà il suo primo Angelus. Lunedì mattina, nella Casa Santa Marta, l’incontro con il presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernandez Kirchner. Martedì 19 la Messa per l’inizio del pontificato in piazza San Pietro. Venerdì riceverà in udienza nella sala Regia il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Sabato 23 marzo l’attesissimo incontro con il Papa emerito a Castel Gandolfo dove Benedetto XVI e Francesco pranzeranno insieme. Il Papa, inoltre, stamane, ha espresso la volontà che i capi e i membri dei dicasteri della Curia romana, come pure i segretari, nonché il presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, proseguano, provvisoriamente, nei rispettivi incarichi “donec aliter provideatur”. Francesco desidera, infatti, riservarsi un certo tempo per la riflessione, la preghiera e il dialogo, prima di qualunque nomina o conferma definitiva.