Walter Burani, marito della stilista Mariella, e il figlio Giovanni sono stati condannati a 6 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta aggravata dal Tribunale di Milano, in relazione al crac del gruppo di moda di Cavriago, Reggio Emilia. I due erano stati arrestati il 28 luglio 2010 nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm della Procura di Milano Luigi Orsi:  il figlio finì in carcere e il padre ai domiciliari perché aveva più di 75 anni. 

Padre e figlio, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Mariella Burani Fashion Group erano imputati per il crac della casa di moda emiliana. La sentenza è stata emessa dai giudici della terza sezione penale del Tribunale di Milano con il collegio presieduto da Piero Gamacchio. Il pm Orsi aveva chiesto per entrambi gli imprenditori una condanna a 9 anni di reclusione ciascuno.

I Burani erano imputati in particolare per il fallimento di Burani Designer Holding del febbraio 2010, per il fallimento di Mariella Burani Fashion Group del marzo dello stesso anno e a quello di Mariella Burani Family Holding dell’aprile 2010. Il pm aveva parlato nella sua requisitoria di una “bancarotta da antologia” realizzata con una “frode sistematica” in un “triennio infernale”, tra il 2007 e il 2010, nel corso del quale il marito e il figlio della stilista avrebbero messo in piedi “una serie di operazione farlocche al solo fine di gonfiare il prezzo dei titoli in borsa”.

Per l’accusa si è trattato di “tre casi drammatici”: Mbfh era “la scatola vuota che – come ha ricostruito il magistrato nel suo intervento in aula – venne creata solo per essere indebitata e poi fallì con un passivo di 50 milioni”. Bdh “quotata a Londra per 100 milioni venne utilizzata solo per pompare il titolo di Mbfg e morì con un passivo di oltre 50 milioni”. Mbfg, la società quotata in Italia, infine, “ha battuto tutti i record di frode”.

I Burani in pratica, sempre secondo il pm, “invece di mettere i soldi per fare pantaloni, giacche e borse, li hanno usati per gonfiare i titoli in Borsa, mangiandosi come cannibali, le loro società”. Come ha spiegato in udienza il legale degli imputati, l’avvocato Stefano Borella, i due hanno risarcito attraverso accordi transattivi oltre 300 piccoli azionisti, la Burani Private Holding e un altro fondo e “altre transazioni per i risarcimenti sono ancora in corso”. In mattinata Walter Burani aveva anche rilasciato dichiarazioni spontanee per dire che “non abbiamo rubato nulla per noi e per altri”.

Oltre che a sei anni di reclusione, la Corte li ha condannati a un risarcimento a titolo di provvisionale di circa 13 milioni di euro a favore delle curatele fallimentari delle tre società del gruppo coinvolte nel crac e di due fondi. I giudici hanno invece assolto i due imputati per alcuni capi di imputazione e hanno concesso loro le attenuanti generiche, dichiarandoli però interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e incapaci di svolgere ruoli in uffici direttivi di imprese per 10 anni. La Corte ha dunque abbassato la richiesta di condanna dell’accusa: anche se le motivazioni del verdetto saranno note solo tra 90 giorni, è plausibile che i giudici possano aver tenuto conto del buon comportamento processuale dei Burani  e dei risarcimenti effettuati.