Per il capo della Dia di Napoli, Maurizio Vallone, l’Emilia Romagna è “un centro nevralgico per le attività del clan Fabbrocino legate al riciclaggio di denaro”. E la provincia di Modena è stata quella passata al setaccio dalle 4 del mattino dagli uomini della sezione operativa della Dia di Bologna, al comando del maggiore dei carabinieri Giuseppe Vecchia. Si è partiti da Mirandola, dove è stata condotta una perquisizione domiciliare alla ricerca soprattutto di documenti e poi sono stati sequestrati due immobili, uno a Bomporto e il secondo San Prospero, oltre alle quote di una società di Campogalliano. Inoltre sono stati congelati anche alcuni conti correnti riconducibili alle persone destinatarie dei provvedimenti eseguiti.

L’ambito è quello dell’operazione Fulcro, partita da Napoli e che ha visto il supporto delle questure e dei comandi provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza di Salerno, Avellino, Chieti e L’Aquila, oltre ai centri Dia di Milano e Roma e alle sezioni operative di Bologna, Salerno e Catanzaro. Obiettivi i capi e gli esponenti della famiglia camorristica dei Fabbrocino, retta da Biagio Bifulco a partire dal 2005, anno in cui lo storico leader del clan, Mario Fabbrocino, è stato condannato a 2 ergastoli. Destinatari dei provvedimenti della magistratura sono 24 uomini. A loro, infatti, è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (solo uno è ai domiciliari) firmata dal gip campano su richiesta del procuratore Giovanni Colangelo e dell’aggiunto Rosario Cantelmo della Dda di Napoli. Quattro persone, nel corso dell’operazione, si sono rese irreperibili e sono al momento ricercate.

Inoltre, oltre agli arresti, 36 sono coloro che sono citati in un decreto di sequestro d’urgenza perché ritenuti favoreggiatori del clan che operavano in Emilia Romagna, in Umbria, in Abruzzo, nelle Marche, nelle province di Avellino, Caserta e Salerno e nelle città di Bergamo, Brescia, Mantova, Milano, Roma e Frosinone. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di 112 milioni di euro e comprende 254 immobili e 80 aziende.

Per quanto riguarda nello specifico l’Emilia Romagna ¨C e la stessa situazione ha riguardato la Lombardia, l’Abruzzo e alcune zone della Campania ¨C a finire nel mirino degli inquirenti sono state le sedi dei supermercati specializzati nella vendita di generi alimentari di proprietà dei fratelli Prisco. Una grande lavatrice, per gli investigatori, che dalle attività di intercettazione hanno appurato che ciascuno di questi centri commerciali muove un giro d’affari di 300 mila euro la settimana, oltre 100 milioni all’anno. A questi si devono aggiungere negozi d’abbigliamento distribuiti da Bergamo e Brescia che fanno capo a fabbriche tessili e a stirerie localizzate nell’area vesuviana.

“Tale clan”, ha fatto sapere la Dia di Napoli, “si connota principalmente per il fatto che tutti i suoi affiliati svolgono stabilmente attività imprenditoriale soprattutto nel settore dell’abbigliamento e del commercio di alimenti, con grande capacità di infiltrazione in regioni del centro e del nord”. Estorsioni, controllo capillare del territorio, voto di scambio (come quello per l’elezione nel 2009 del sindaco di Ottaviano) sono alcuni degli elementi che costituiscono il quadro investigativo a carico dei presunti appartenenti al clan. Ma a questi si aggiungono ingerenze negli appalti pubblici, come quelli per la raccolta dei rifiuti in Campania e per la realizzazione di tratti della strada statale 268 del Vesuvio. E, ancora, notai e avvocati al servizio dai camorristi per distrarre beni dai fallimenti e per pilotare le aste pubbliche nella “piena consapevolezza di favorire esponenti della consorteria criminale”.

A ciò si aggiunga che, se gli esponenti del clan Fabbrocino sono abili, come hanno sottolineato gli investigatori, a lavare denaro al centro-nord, nel tempo hanno dimostrato anche una “straordinaria capacità di relazione” con altri gruppi della criminalità campana, come i Licciardi di Secondigliano, gli scissionisti Amato-Pagano, i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio e i Russo di Nola, che hanno beneficiato di protezione e di denaro nel periodo della latitanza dei fratelli a capo della famiglia di camorra. E l’esperienza del clan a nord arriva, secondo gli investigatori, quando il presunto reggente dei Fabbrocino, Biagio Bifulco, è stato sottoposto a libertà vigilata a Brescia, dopo essere stato assunto ¨C si ritiene in modo fittizio ¨C da un’azienda di abbigliamento. Da qui è partita un’attività di riciclaggio che dalla Lombarda si è estesa in altre regioni del nord.