Per una crudele coincidenza, il calendario stilato in estate dalla Lega Calcio ha fatto in modo che il derby tra Lazio e Roma cadesse l’11 novembre. Non un giorno qualsiasi: è il quinto anniversario della morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso l’11 novembre del 2007 sull’autostrada A1, nei pressi dell’area di servizio di Badia del Pino, da un colpo di pistola sparato dall’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, cui la cassazione ha confermato a febbraio la condanna a 9 anni e 4 mesi di carcere per omicidio volontario. Una tragedia che ha segnato una famiglia, una città intera e incrinato ancor di più i rapporti tra le tifoserie di tutta Italia e le forze dell’ordine. Una tragedia che ha inevitabilmente alzato anche il livello di allerta per la stracittadina capitolina. 

Parla il fratello di Gabbo: “Assurdo giocare in una giornata così” 

Quello di domenica alle 15 sarà infatti un derby blindatissimo, con oltre mille agenti che andranno ad aggiungersi ad aggiungersi agli 800 steward presenti all’interno dello Stadio Olimpico. Un piano di sicurezza, messo a punto dal questore di Roma Della Rocca, che prevede anche la chiusura al traffico delle strade intorno allo stadio e la bonifica dell’area, già in atto da venerdì sera: la stessa operazione che prima della partita di Europa League tra Lazio e Panathinaikos di giovedì sera ha portato al sequestro di mazze ferrate, bastoni e coltelli. E dalla questura fanno sapere che proprio la presenza in città di tifosi greci, storicamente gemellati con i giallorossi, potrebbe essere ulteriore motivo di preoccupazione in vista di scontri tra le opposte tifoserie.

In realtà, come filtra dall’ambiente delle curve, quello che potrebbe succedere è un’alleanza tra le due tifoserie contro le forze dell’ordine. Un po’ come successe il 21 marzo del 2004. Quando le tifoserie costrinsero l’arbitro a sospendere la stracittadina per la notizia, poi rivelatasi falsa, che un bambino fosse morto investito da una camionetta della polizia, e poi si unirono in una violenta battaglia contro la polizia intorno allo stadio. O come successe il giorno della morte di Sandri, quando la sera a Roma si doveva giocare Roma-Cagliari e i tifosi – ufficialmente solo i laziali, in realtà tra loro c’erano anche molti romanisti e anche qualcuno proveniente da Umbria e Toscana – devastarono tutto, anche la caserma del reparto Volanti di via Guido Reni, a due passi dallo Stadio Olimpico.

Al di là delle simpatiche schermaglie dialettiche pre-derby – con Lotito che si è chiesto retoricamente chi fosse il vero proprietario della Roma e Pallotta che l’ha liquidato con “He is funny“, o con Zeman che ha raccontato come i tifosi della Roma siano più appassionati: “Si è visto anche alla nostra prima amichevole dove sono accorsi in 40 mila, alla prima amichevole della Lazio erano in 500” – sono stati proprio i due tecnici a gettare acqua sul fuoco dell’ultima polemica. Nata quando la Roma ha dichiarato di aver proposto una conferenza stampa congiunta tra gli allenatori per alleggerire l’atmosfera, saltata per il rifiuto biancoceleste (dicono a Trigoria) o perché non è arrivato alcun invito (ribattono da Formello). “La Lazio ha giocato giovedì e non ha avuto tempo, era troppo difficile da organizzare, sarà per la prossima volta” ha chiosato in segno di pace Zeman, dopo i reciproci complimenti con Petkovic.

Mentre sono stati gli stessi tifosi a trovare il modo migliore per ricordare Gabriele, venuto ingiustamente a mancare a soli 28 anni in una domenica più maledetta delle altre. Quando domani i ventidue giocatori entreranno in campo con una maglia commemorativa, saranno infatti presenti il papà di Gabriele, Giorgio, che ai microfoni della Rai ha ringraziato entrambe le tifoserie per il sostegno e l’amicizia dimostrati in questi anni, e anche il piccolo Gabriele, il nipotino che porta lo stesso nome dello zio. Il bambino, che entrerà in campo mano nella mano col capitano giallorosso Totti, dopo i tifosi laziali della Curva Nord andrà a salutare anche quelli romanisti della Sud: a ribadire come tifoserie antagoniste siano spesso capaci di unirsi su temi importanti come quelli della memoria. Sempre che poi non decidano di unirsi anche per azioni di altro tipo, come sussurrano alcune voci in città.