Con un anno di ritardo, sembra ormai sulla rampa di lancio il nuovo redditometro, lo strumento che dal primo gennaio dovrebbe verificare la verosimiglianza del reddito dichiarato dal contribuente passando per la sua capacità di spesa con dei riferimenti sulla carta più realistici rispetto al passato. A misurare le spese, infatti, non ci saranno i vecchi coefficienti che hanno generato equivoci, ricorsi e polemiche, ma le 100 voci estrapolate dal paniere Istat.

Uno strumento, quindi, che sulla carta dovrebbe fare da perno a quello che nelle intenzioni dovrebbe diventare un imminente giro di vite sull’evasione fiscale che, per assestare un duro colpo a chi non paga le tasse, passerà anche attraverso spesometro e monitoraggio dei conti bancari, il tassello, quest’ultimo, sul quale l’Agenzia delle Entrate ripone le maggiori speranze. In pratica una sorta di grande fratello fiscale la cui entrata in funzione è stata rallentata dal Garante della privacy. A partire dallo scorso 31 ottobre, infatti, gli istituti di credito avrebbero dovuto comunicare al Fisco i movimenti dei conti correnti dei loro clienti ma il Garante ha preteso maggiori tutele sulle modalità di invio di dati così delicati ed è atteso il provvedimento con le indicazioni necessarie

Quanto al nuovo redditometro, sarà preceduto dal Redditest, un software che consentirà al contribuente di verificare se la sua dichiarazione dei redditi è compatibile col suo tenore di vita. Lo spesometro, invece, è già in parte operativo ed entro il 31 gennaio gli intermediari finanziari dovranno inviare al Fisco i dati sugli acquisti di oggetti di lusso (per un controvalore superiore ai 3.600 euro) pagati con moneta elettronica.

Un armamentario sulla carta di tutto rispetto, ma negli studi tributari sembra serpeggiare più l’ansia per la mole di lavoro burocratico in arrivo che non il timore dei clienti di dover pagare più tasse. Anzi, qualcuno arriva a sostenere che, oltre a non dare gli effetti sperati, le nuove norme avranno un effetto recessivo. “Quando tutti questi strumenti saranno pienamente operativi il Fisco avrà effettivamente a disposizione una mole enorme di dati per effettuare le proprie verifiche. Ma questo non significa che riuscirà a scovare più facilmente gli evasori. I dati bisogna saperli usare”, sottilinea per esempio il partner di uno studio milanese che si occupa di tutelare gli interessi dei paperoni di casa nostra che ha chiesto di mantenere l’anonimato.

Già oggi, ricorda, l’Agenzia guidata da Attilio Befera dispone di molte informazioni che non usa. “Ogni acquisto od operazione che viene effettuata con il codice fiscale viene comunicata all’anagrafe tributaria, ma ancora di recente è capitato che nel corso di una verifica il Fisco abbia chiesto a un mio cliente di produrre un contratto di affitto regolarmente registrato e dunque già in mano all’anagrafe tributaria”, sottolinea. Per capire le vere intenzioni del governo in materia di evasione fiscale, l’esperto invita quindi a guardare le decisioni che verranno prese in tema di accordi con la Svizzera (quelli che da diversi mesi ormai ogni tanto sembrano in dirittura d’arrivo salvo poi non concludersi mai) e di abuso di diritto, che si ha per esempio quando si fa passare una vendita per una donazione al solo fine di non pagare le tasse. Si tratta di due nodi che riguardano quasi esclusivamente i grandi evasori e coloro che possono permettersi di pagare le consulenze dei migliori professionisti in materia di elusione fiscale. 

“Con le nuove norme il Fisco diventa ancora più invasivo  Ma più che stanare gli evasori, incute terrore ai piccoli-medi contribuenti”, aggiunge un commercialista milanese . “Più di un mio cliente per paura di non essere in linea con redditometro, spesometro e studi di settore ha preferito rinunciare a degli acquisti importanti – prosegue – Il fatto che l’onere della prova sia in molti casi a carico del contribuente è vessatorio e spesso chi finisce nelle maglie del Fisco è chi ha perso la fattura dell’asilo del figlio portata in deduzione”. E intanto “chi crede che con le nuove norme basterà schiacciare un pulsante sul computer per avere la lista degli evasori si sbaglia di grosso”, conclude il fiscalista.