Calogero Mannino. Più volte ministro democristiano, oggi senatore del gruppo misto. È indagato per violenza o minaccia al corpo politico dello Stato, con l’aggravante dell’art. 7, per aver favorito Cosa nostra.  La procura lo accusa di aver contattato l’ex capo del Ros Subranni, per aprire un contatto con Cosa Nostra e far cessare le stragi, salvando anche  la propria vita. Avrebbe esercitato pressioni per alleggerire il 41 bis, il carcere duro per detenuti mafiosi. Lo tirano in ballo, le dichiarazioni del figlio del maresciallo Guazzelli e quelle dei pentiti Di Carlo e Siino, oltre alla testimonianza di Nicola Cristella, ex capo scorta del numero due del dap Francesco Di Maggio.

Mannino però sostiene di non essere stato in apprensione per la sua vita. “Ero più preoccupato per la sorte dei magistrati che combattevano Cosa  Nostra”.  E con Subranni, sostiene di aver intrattenuto soltanto “rapporti ufficiali”

Trattativa Stato-mafia: l’accusa e la difesa dei dodici imputati