E’ il progetto di unione bancaria al centro del nuovo summit europeo, in programma fra oggi e domani a Bruxelles. Prevede una supervisione del settore creditizio a livello dell’eurozona e anche migliori garanzie per i cittadini che hanno i loro risparmi in una qualsiasi banca dell’area (Grecia compresa). Una prospettiva incoraggiante per l’attuale crisi dell’euro (qualcuno si chiede: ma perché non averci pensato prima di decollare con la moneta unica, ormai più di dieci anni fa?). Ma il problema è che pure questo dossier, come sempre, quando c’è l’Europa di mezzo, sta diventando ostaggio di interessi nazionali e dibattiti politici interni a ogni Paese. Con il consueto ritornello dei Paesi del Nord Europa, capeggiati dalla Germania, virtuosi e diffidenti, che non vogliono pagare per quelli del Sud, indebitati e secondo loro inaffidabili.

Obiettivi molto ambiziosi – Il progetto di unione bancaria è stato presentato il mese scorso dalla Commissione europea e, appunto, per diventare operativo, deve avere il via libera dei 27, riuniti nel Consiglio. Il tema è in pole position nell’agenda di quello indetto per oggi e domani. E il progetto in questione è molto ambizioso: si prevede di rendere operativa una supervisione delle banche centralizzata, affidata alla Bce (Banca centrale europea), già dal prossimo gennaio, anche se, inizialmente, solo per i Paesi della zona euro e non per tutta l’Unione. E da realizzare in modo progressivo e in collaborazione con le autorità nazionali. Sembra, comunque, che l’Europa, nel mezzo della crisi, voglia recuperare affannosamente un ritardo di anni. Colpevole ritardo: con una supervisione di questo tipo sulle banche greche si sarebbe forse potuto evitare il patatrac.

Le critiche di Berlino – Era stata proprio Angela Merkel a esigere l’unione bancaria come condizione necessaria per autorizzare i fondi di soccorso europei a ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà. Ma ora, di fronte alla determinzione di Francia, Italia e Spagna a compiere questo nuovo passo, la cancelliera nicchia. E potrebbe far saltare un accordo all’eurovertice. Berlino vorrebbe limitare la supervisione alle ‘banche sistemiche‘, le più importanti, escludendo gli istituti regionali, fondamentali in Germania. Anche, diciamolo, per il finanziamento delle campagne elettorali, come quella delle elezioni politiche dell’anno prossimo. Non è forse un caso che la Germania, appoggiata dall’Olanda e da altri Paesi del Nord Europa, chieda il rinvio di un anno del decollo dell’unione bancaria. La Merkel, inoltre, appare come sempre alle prese con un’opinione pubblica che in ogni novità sul piano della gestione finanziaria europea vede un pretesto per pagare per gli errori degli altri. Da sottolineare: si sta profilando una strana alleanza fra la Germania e il Regno Unito, che non fa parte dell’eurozona. Ma che sul nuovo meccanismo di vigilanza (al quale teoricamente gli Stati che non hanno adottato l’euro possono chiedere di partecipare) ha già espresso la propria diffidenza.

Quali vantaggi per i Paesi più deboli – Il progetto della Commissione prevede un sistema comune di garanzia dei depositi bancari dei cittadini. Attualmente il livello massimo di recupero, se il proprio istituto fallisce, è di 100mila euro. Questo massimale, invece, risulterà accresciuto: un vantaggio soprattutto per i residenti negli Stati più a rischio. Non solo: la supervisione unica potrebbe permettere ai Paesi che si vedono accordati fondi per la ricapitalizzazione delle banche di non doverli garantire direttamente, il che fa aumentare ancora di più il debito pubblico. E’ il caso della Spagna, che dall’Esm (Meccanismo europeo di stabilità) ha ottenuto 100 miliardi per i suoi istituti, non ancora utilizzati. Con l’unione bancaria, appunto, l’Esm potrebbe ricapitalizzare in maniera diretta gli istituti in difficoltà. In questo modo i Paesi beneficiari non vedrebbero crescere ulteriormente i costi di finanziamento del debito sovrano: come dire, i rendimenti dei loro bond. E i relativi, terribili spread rispetto ai Bund tedeschi.

La supervisione della Bce: ne sarà capace? – Sono 6mila gli istituti di credito della zona euro. Come potrà la Banca centrale europea passare al vaglio costante una massa del genere? Qualcuno già ironizza sulla costruzione di una nuova Eurotower a Francoforte per ospitare le orde di funzionari necessari. E poi come imbastire il tutto da qui all’inizio del prossimo anno? A tali critiche si risponde sottolineando che la Bce ha già in parte il know how necessario per effettuare i controlli. E che, in ogni caso, si appoggerà sulle autorità di vigilanza nazionali. Si ritorna comunque a bomba: perché non averci pensato prima? Perché ridursi a questa corsa contro il tempo?