Ieri alla trasmissione “Chi l’ha visto” ho assistito in video al prelevamento con la forza di un bambino di 10 anni da parte delle forze dell’ordine (ordine un corno) che l’hanno preso brutalmente dalla scuola elementare che frequentava in provincia di Padova e trascinato letteralmente a terra sotto gli occhi dei compagni di classe e dei familiari.

Un’esecuzione forzata e forzosa, nonostante il bambino supplicasse la polizia di essere lasciato in pace. L’hanno sollevato di peso, bloccandogli le mani e i piedi e l’hanno caricato in macchina mentre tentava di divincolarsi in ogni modo, per condurlo in una casa famiglia. La polizia l’ha preso per le mani e per i piedi per eseguire un ordine, come se un ordine di qualunque tipo valesse il rispetto e i diritti di ogni bambino. Il provvedimento in questione è stato emesso dalla sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia che, a seguito di un contenzioso tra i genitori sull’affidamento del ragazzino, ha deciso che la patria potestà del minore deve andare solo al papà. E siccome il bambino, ogni volta che gli assistenti sociali e il personale sanitario andavano nella casa materna per eseguire la sentenza, si nascondeva sotto il letto per non farsi trovare, la polizia ha ritenuto logico, giustificato, deontologico, lecito e naturale, prelevarlo tra i banchi di scuola e portarlo via trascinandolo a terra. E quando la zia del piccolo, alla fine del filmato, chiede spiegazioni alla polizia, si sente rispondere: “Io sono un ispettore e lei non è nessuno”. Come non è nessuno? E’ la zia.

Ora, il punto non è tanto entrare nel merito del contenzioso tra i genitori per l’affidamento del bambino, anche se penso che esistano altri modi e maniere per rivendicare la propria genitorialità che tengano conto in primo luogo dei diritti dei figli oltre a quelli dei genitori, quanto pretendere chiarimenti e provvedimenti per l’atteggiamento disumano della polizia e dell’autorità giudiziaria che l’ha consentito. E fa riflettere anche la dichiarazione rilasciata del garante per la protezione dei dati personali secondo il quale “di fronte al diffondersi in rete e nei media del video con le immagini del bambino prelevato a scuola dalle forze di polizia e di dati personali riguardanti anche la sua salute, pur se forniti dai familiari, richiama i media e i siti web al più rigoroso rispetto della riservatezza del minore e raccomanda loro di astenersi dal pubblicare e diffondere immagini del bambino e dettagli eccessivi che possano lederne la dignità”.  

Ecco, ci sarebbero state molte altre cose da dire sul caso. Ad esempio che la dignità del bambino è già stata lesa, offesa, anzi lacerata nel giorno del suo prelevamento.  

Questa mattina, alcune mamme si sono radunate davanti alla scuola del ragazzino, e hanno manifestato non tanto a favore dell’uno o dell’altro genitore, quanto a favore del bambino e contro l’azione di polizia. In uno dei cartelli c’era scritto “I bambini hanno voce”. Ascoltatela. E la voce di quel bambino, oggi, non va né su né giù.

Pubblico qui la nota diffusa da Roberta Lerici, presidente dell’associazione Bambini coraggiosi e dall’avvocato Andrea Coffari, presidente nazionale del Movimento infanzia, che tenta di ricostruire i fatti.