Mentre il “governo votato dal Parlamento” adempie ai suoi “compiti urgenti” per mettere il Paese “al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose”, la “politica deve riempire operosamente la scena, arrivando a riforme tanto importanti quanto attese”. Il cardinale Angelo Bagnasco torna a ammonire la politica in mezzo all’ennesimo momento di bufera. “Non si può sottovalutare il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza” dice, le elezioni sono un “vincolo democraticamente insuperabile”, ma c’è lo “spettro dell’astensione”. “Dispiace molto – ha detto il cardinale – che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile”.

Arruolamento della politica degradato. “Possibile – si chiede Bagnasco dopo aver denunciato il riemergere del malaffare, ‘motivo di disagio e di rabbia per gli onesti‘ – che l’arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato? Si parla di austerità e di tagli, eppure continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati. Bisogna certo che gli stessi cittadini, che pure oggi sono così scossi, insieme al diritto di scelta dei propri governanti esercitino un più penetrante discernimento, per non cadere in tranelli mortificanti la stessa democrazia. Ecco perché – superando idiosincrasie ideologiche – è necessario tenere saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo; tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza”.

Sì al governo Monti. A questo punto il porporato sintetizza la fase politica che ha portato al governo Monti. “In una congiuntura particolarmente acuta – ricorda – la classe politica ha ritenuto proprio dovere fare un passo indietro rispetto alla conduzione del governo del Paese. Ora è chiaro interesse di tutti che il governo votato dal Parlamento adempia ai propri compiti urgenti, e metta il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose. Nel frattempo, la politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese”.

L’astensione è una “lezione a chi non vuole capire”. “Per questo – afferma Bagnasco dopo aver denunciato i rischi dell’antipolitica, della disaffezione delle persone e il valore per la democrazia del momento delle elezioni – bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensì portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati. Lo spettro dell’astensione circola e rischia di apparire a troppi come la “lezione” da assestare a chi non vuole capire. In questo senso la competizione resta aperta, e sarà bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a sé. Presunzione e personalismi, strumentalità e isterie vanno lasciati da parte”. Quindi il presidente dei vescovi ha ricordato quanto ha chiesto il Papa sabato scorso, ricevendo l’Internazionale democristiana, e commenta: “Si pensi all’Italia che non può essere bloccata, che deve andare avanti e consolidare senza incertezze il proprio posto d’onore dinanzi al mondo, figurando tra le nazioni che contano grazie alle potenzialità e all’esperienza”.

Fine vita e unioni civili. Il porporato si augura inoltre che la legislatura non finisca con un “nulla di fatto” nonostante “il proficuo lavoro svolto a difesa della vita umana e della sua inderogabile dignità”, visto che la formulazione proposta per il fine-vita “esclude ogni accanimento ma anche ogni forma, palese o larvata, di eutanasia e promuove quel ‘prendersi cura’ che va ben oltre il doveroso ‘curare’”. Difendere la dignità della vita, precisa, è anche difendere quella dei migranti, e trovare “soluzioni” umanitarie per il fenomeno delle “carrette del mare”.

Bagnasco critica inoltre il fatto che in tempo di crisi anzichè difendere la famiglia, “si preferisce parlare d’altro” e critica la impostazione di chi chiede diritti per le coppie di fatto. “E’ paradossale – commenta – voler regolare pubblicisticamente un rapporto quando gli interessati si sottraggono in genere allo schema istituzionale già a disposizione”: “ci si vuole assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio, senza l’aggravio dei suoi doveri”.