Mentre dipingeva “Jazz” o “Il lanciatore di coltelli”, Henri Matisse certo non immaginava che prima o poi le sue opere sarebbero finite al centro di uno scandalo, determinando le sorti di una società e facendo tremare i polsi ad un’intera amministrazione comunale per un potenziale danno da 500mila euro. Ma vediamo i fatti. Lo scorso anno, una selezione di quadri del pittore francese è stata esposta a Brescia in una mostra organizzata dalla società Artematica Srl per conto di Brescia Musei, la fondazione che gestisce il settore museale della città.

Per allestire “Matisse, la seduzione di Michelangelo”, Artematica ha siglato un contratto di tutto rispetto che prevedeva un meccanismo premiale incentivante al raggiungimento di una determinata soglia di visitatori (230mila). Lo stesso contratto prevedeva anche delle penali da 200 e 300mila euro qualora non fossero stati raggiunti degli obiettivi minimi. Principi molto seri, peccato che lo stesso documento prevedesse che il numero degli accessi venisse comunicato tramite una semplice autocertificazione, senza nessun riscontro ufficiale. Così, alla chiusura della mostra, Artematica ha comunicato che il numero degli accessi si era attestato a 248.862 (superando così la soglia prevista per l’incasso del ricco premio da 300mila euro) e Brescia Musei ha subito staccato l’assegno, portando il costo complessivo della mostra a 2,3 milioni di euro.

I numeri devono essere saltati all’occhio di qualche attento e scrupoloso osservatore che, tramite Facebook, si è preso la briga di pubblicare l’immagine della matrice del proprio biglietto di ingresso alla mostra. Il tagliando dell’8 giugno 2011, risaliva a tre settimane prima della chiusura dell’evento (26 giugno 2011) e il numero progressivo riportato era il 127.055, ancora molto lontano dal risultato dichiarato da Artematica. Nei giorni successivi sono saltate fuori altre matrici, fermando il conteggio poco oltre quota 136mila ingressi.

Dal momento della pubblicazione di quelle immagini è scoppiato il caso politico. Il Partito Democratico e l’intera opposizione hanno iniziato a puntare i piedi chiedendo chiarimenti all’assessore alla cultura Andrea Arcai (Pdl). La giunta a sua volta ha chiesto chiarezza a Brescia Musei che l’ha chiesta ad Artematica. I chiarimenti non sono mai arrivati e il caso da politico è diventato giudiziario, approdando nelle stanze della Procura della Repubblica di Brescia che ha deciso di aprire un fascicolo (per ora senza indagati) per fare luce sull’intera vicenda. La Procura ha chiesto alla Siae quali fossero i numeri reali e certi degli ingressi alla mostra e, notizia delle ultime ore, dai primi riscontri pare che sia emersa qualche irregolarità (ancora tutta da accertare) nel conteggio dei biglietti. A conti fatti il danno non sarebbe da poco: se l’imbroglio dovesse essere accertato, tra premi incassati e penali non pagate, ballerebbe qualcosa come mezzo milione di euro.

Il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi (Lega Nord) spiega la posizione dell’amministrazione comunale, smarcandosi da ogni eventuale addebito: “Il contratto prevedeva l’autocertificazione – ha detto -, ci siamo basati su dati che ci sono stati prodotti”. E poi continua: “Se il soggetto ha mentito siamo parte lesa, non complici”. E sul tipo di contratto applicato Rolfi puntualizza: “Il sistema incentivante o penalizzante è prassi. Bisogna trovare un modo per verificare i dati, anche nei contratti per le mostre fatte in passato era prevista l’autocertificazione, noi abbiamo fatto la stessa cosa. Evidentemente non è un modello sufficientemente efficace”. Secondo il vicesindaco leghista non ci sarebbe nessuna responsabilità da attribuire all’assessore: “Non ha responsabilità, non è lui che fa i contratti. Può avere avuto al massimo la responsabilità di essersi fidato, di non aver sorvegliato a sufficienza”.

Sulle responsabilità politiche della Giunta, l’opposizione guidata da Emilio Del Bono lunedì sera, in occasione del consiglio comunale, in mancanza di risposte soddisfacenti alla propria interrogazione proporrà una mozione di sfiducia contro l’assessore Arcai. Intanto la società Artematica Srl, che ha sede a Treviso, è stata messa in liquidazione. Sulla scelta avrebbe pesato in maniera determinante la decisione del comune di Brescia di annullare la mostra sui Maya programmata per i prossimi mesi.