Procedimento disciplinare per aver denunciato un atto illegittimo. Per tre delegati sindacali dell’Usb (Unione sindacale di base), quanto sta accadendo in queste ultime settimane alla Direzione generale dell’Inps a Roma, ha il sapore amaro della beffa.

Alla fine dello scorso maggio i tre sindacalisti vengono a conoscenza di un episodio a dir poco “deplorevole”: il direttore centrale delle risorse umane dell’Inps, Ciro Toma, avrebbe autorizzato a se stesso un prestito – che ovviamente sarebbe stato erogato dall’Istituto presieduto da Antonio Mastrapasqua – di circa 155 mila euro. Giustificando il provvedimento con motivi di eccezionale gravità. Ma l’importo massimo ottenibile dai dirigenti che fanno richiesta di un prestito è di 91 mila euro. La somma che il dottor Toma si sarebbe accordato è dunque superiore di ben 64 mila euro al massimo concedibile.

I tre rappresentanti sindacali inviano perciò una lettera al presidente Mastrapasqua, al direttore generale, Mauro Nori e allo stesso capo del personale per chiedere se tutto ciò “risponda al vero”. Dai vertici dell’Istituto però nessuna risposta. Passa poco più di un mese e, sulla scrivania del direttore delle risorse umane, arriva la richiesta dell’Usb per un incontro su una questione più importante per i dipendenti dell’Inps: il passaggio di carriera di alcuni di loro (avvenuto nel 2010) ed il conseguente adeguamento dello stipendio. Il direttore è in ferie e così chi lo sostituisce fissa l’incontro con il sindacato di base subito dopo il rientro del dottor Toma. Quest’ultimo però, appena tornato, disdice l’incontro. Ma ai tre sindacalisti quest’ennesimo ostilità non va giù. “Ci ha già ostacolato più volte in passato – racconta a ilfattoquotidiano.it il delegato dell’Usb P.I Inps, Luigi Romagnoli – Ad esempio: lo scorso febbraio chiese all’ufficio disciplinare di notificare un rimprovero, per uso improprio della posta elettronica dell’Istituto, a tutti quei dipendenti che inviarono mail di solidarietà con i colleghi che avevano occupato la direzione per tentare di risolvere una vertenza”. E questa volta sono loro ad attaccare e hanno anche l’ “arma”. Già perché nel frattempo la fonte anonima interna, da cui era arrivata quella soffiata, fornisce loro anche la prova inconfutabile dell’indiscrezione – che ora non è più tale: la determina firmata dal capo del personale con la quale aveva autorizzato a se stesso il prestito.

“Sei un bulletto da quattro soldi, capace di fare il gradasso soltanto perché lavori in una pubblica amministrazione che commette angherie e soprusi verso i livelli bassi”, scrivono in un comunicato i tre agguerriti sindacalisti, rivolgendosi al direttore centrale delle risorse umane. E ancora: “In una pubblica amministrazione trasparente ed efficiente ti avrebbero buttato fuori a calci in culo, dopo che è emerso che hai firmato una determina per liquidarti un prestito di 155 mila euro”. Parole dure, troppo dure, “che però – prosegue Romagnoli – sono anche, e soprattutto, la risposta al continuo attacco del capo del personale ai diritti dei lavoratori e alle libertà sindacali”. A prendere i primi provvedimenti è il direttore generale dell’Inps che ai primi di agosto invita il sindacato ad avere “un comportamento più rispettoso della dignità delle persone e dell’istituzione”. “Non abbiamo mai aggredito l’istituzione”, replica l’ Usb P.I Inps. “Anzi – ricorda Romagnoli – l’abbiamo sempre difesa, anche dai progetti di riorganizzazione voluti da Mastrapasqua che porteranno inevitabilmente alla privatizzazione dei servizi. La verità è che l’Usb dà fastidio”. Innanzitutto allo stesso presidente dell’Istituto. In estate il sindacato di base ha lanciato infatti una petizione popolare contro l’accumulo dei 25 incarichi pubblici e i mega-stipendi di Mastrapasqua.

Ma questa volta per i vertici dell’Inps, l’Usb ha superato ogni limite. E così l’Area responsabilità disciplinare dell’Istituto previdenziale opta per la più drastica delle soluzioni. Quella cioè di sottoporre i tre ad un procedimento disciplinare, con proposta di licenziamento senza preavviso. “Ipotesi in cui è inquadrabile il grave comportamento da Lei tenuto – si legge nella lettera inviata ad ognuno dei tre delegati sindacali – (…) la condotta infatti determina oggettiva e grave turbativa nell’ambiente di lavoro”. Il prossimo 12 settembre Romagnoli e i suoi due colleghi dovranno presentarsi davanti alla commissione disciplinare dell’Inps che, in base anche alle loro giustificazioni, deciderà se “graziarli” o meno. Fuori – davanti alla direzione generale dell’Inps – a manifestare solidarietà ci sarà tutta la Confederazione Usb.

E il capo del personale? Quei soldi non li ha più presi – neanche la somma massima che gli sarebbe potuta essere concessa – e molto probabilmente non li prenderà. Il regolamento della dirigenza però parla chiaro: in caso di illeciti penali “e questo lo è, anche se non ha più beneficiato del prestito”, fa notare Romagnoli – si rischia il licenziamento. L’Inps dopo il fattaccio del prestito auto-concesso ha avviato un’indagine interna.