Si parla di lavoro e di donne alla scuola estiva di Politiche di genere di Be Free, cooperativa sociale che si occupa di tratta, violenze e discriminazioni. Dal 3 al 7 settembre a Velletri, presso il centro Ecumene, si affronta in particolare il rapporto tra lavoro e identità di genere: ci saranno seminari e discussioni incentrati sull’occupazione ai tempi della crisi, sulle vecchie e nuove forme di lavoro, sui diritti e le discriminazioni, sulle scelte. Gli argomenti della scuola, patrocinata dalla Scuola del Sociale della Provincia di Roma, sono tanti: tra gli altri lavoro, violenze, femminilizzazione dello spazio pubblico, diritti, nuove identità, nuovo welfare e autodetermiminazione. Poi ci saranno laboratori artistici e workshop, e alla sera concerti, spettacoli teatrali e presentazioni di libri.

Angela Ammirati è una delle curatrici dell’iniziativa. Ci spiega che la scuola estiva di Politiche di genere è giunta alla seconda edizione e che l’anno scorso l’argomento trattato era il corpo delle donne. Quest’anno si parla della correlazione tra lavoro e violenza di genere, ma anche del lavoro come “strumento di emancipazione e libertà”.

“La crisi fa emergere in maniera drammatica la questione della mancanza di lavoro. C’è una forte disoccupazione femminile”, dice Ammirati. “Abbiamo voluto indagare il lavoro non solo dal punto di vista della discriminazione che le donne subiscono, ma come meccanismo originario della stessa violenza di genere. Nell’organizzazione sociale c’è stata sempre una divisione sessuale: storicamente le donne sono state escluse dallo spazio pubblico, mentre agli uomini è spettata la competenza della sfera pubblica e del lavoro. Le donne sono state sempre precarie, flessibili, intermittenti. Oggi sembra che una divisione sessuale del lavoro non ci sia più: le donne possono fare tutto e sono dappertutto. Ma noi ci interroghiamo: veramente le condizioni sono uguali? Noi pensiamo di no”.

Un altro dei punti di vista presi in considerazione è quello del lavoro come mezzo di emancipazione e libertà. “I laboratori saranno finalizzati a questo”, spiega Ammirati. Ci sono poi i momenti di discussione, che spaziano tra la complessità di argomenti molto diversi: dal lavoro durante la crisi, al lavoro di cura, al lavoro sessuale. “E si parlerà moltissimo del lavoro dell’operatrice antiviolenza“, aggiunge Ammirati. “Pensiamo che debba essere professionalizzato, anziché una forma di volontariato. Le donne in difficoltà che intraprendono un percorso di uscita dalla violenza devono trovarsi sempre di fronte a un’operatrice professionista”. L’ultimo dei cinque giorni sarà riservato a una tavola rotonda su “Welfare, diritti, autodeterminazione” insieme a movimenti e collettivi: uno spazio di riflessioni e idee che ruotano intorno al lavoro nell’epoca del precariato.