E’ strage di operai vicino alla miniera di platino di Marikana, in Sudafrica. Il bilancio degli scontri tra polizia e minatori in sciopero avvenuti ieri continua a salire. Per il capo della polizia i morti sono 34 e 78 feriti, mentre sono 36 vittime per il sindacato dei minatori della National Union of Mineworkers. La polizia ha sparato con armi automatiche contro un gruppo di lavoratori alcuni dei quali armati di machete o di bastoni, provocando un massacro senza precedenti. Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha lasciato in anticipo il Mozambico, dove si trovava per partecipare ad un summit regionale, per visitare il luogo della tragedia. Intanto un commissario di polizia ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, sostenendo che hanno aperto il fuoco per difendersi dai manifestanti armati. I poliziotti hanno sparato per “difendersi” dai manifestanti armati di machete e spranghe. 

Oggi vi è una calma tesa davanti alla miniera di platino, con una forte presenza della polizia ed elicotteri che sorvolano l’area. “Siamo scioccati da questa violenza insensata. Riteniamo che vi sia abbastanza spazio nel nostro ordine democratico per poter risolvere ogni disputa attraverso il dialogo, senza violenza e violazione della legge”, ha detto il presidente sudafricano Jacob Zuma dal Mozambico dove si trova in visita, mentre i sindacati e principali partiti di governo e opposizione chiedono l’apertura di una inchiesta. La protesta alla miniera è inziata lo scorso venerdì con scioperi  per poter chiedere un aumento di salario del 200%. Ad esacerbare la situazione è lo scontro fra il sindacato storico dei minatori, la National Union of Mineworkers (NUM), e una frangia dissidente, l’Association of Mineworkers and Construction Union (AMCU). Il Num accusa l’Acmu di aver proclamato uno sciopero illegale con richieste irrealistiche.

Nei giorni scorsi le prime avvisaglie, con dieci persone morte in una prima serie di scontri provocati dai sostenitori di due sindacati rivali, la National Union of Mineworkers e la Association of Mineworkers and Construction Union. Venerdì erano morti due agenti di polizia e tre minatori, colpiti dai proiettili delle forze dell’ordine. La tensione è stata causata da una controversia legata agli stipendi, almeno a sentire la versione della direzione della miniera, che si trova ad una centinaio di chilometri da Johannesburg e appartiene alla Lomlin, un società quotata in Borsa.

Ieri, però, la polizia ha sparato contro i manifestanti, che in tutto erano circa 3 mila, dopo avere tentato di disperderli con idranti e lacrimogeni. Dalle immagini diffuse dalle tv locali non è stato possibile capire che cosa ha spinto gli agenti, armati fino ai denti e in assetto antisommossa, ad aprire il fuoco. A un certo punto si vede un ufficiale che ordina il “cessate il fuoco”. Subito dopo, in mezzo alla polvere, diversi corpi al suolo, molti dei quali in una maschera di sangue. Un’altra immagine ha catturato gli sguardi stupiti ed impauriti di altri minatori, che non si aspettavano una reazione così radicale della polizia, e non avevano neanche più il coraggio di scappare. Come scrive la stampa locale, erano anni che non si registravano in Sudafrica tensioni di tale intensità, visto che il Paese ha vissuto anni di stabilità relativa dopo le prime elezioni multi razziali del 1994. Le immagini di questi giorni ricordano quelle degli anni dell’apartheid, quando la polizia apriva regolarmente il fuoco contro i manifestanti anti razzisti negli anni Sessanta e Settanta. Oggi c’è una grossa differenza: sia i poliziotti sia i manifestanti sono quasi tutti neri. Le violenze odierne hanno anche avuto conseguenze in Borsa: i titoli della Lomlin ad un certo punto hanno perso oltre il 13%, mentre i prezzi del platino sono saliti.