Sono state le Olimpiadi dello sport più che di Londra, frenata da qualche polemica e problema organizzativo di troppo. E di Michael Phelps e Usain Bolt: sono loro gli eroi di quest’edizione. Mister Olympia, l’atleta più medagliato della storia; e l’uomo più veloce del mondo, capace di vincere per la seconda volta di fila dopo Pechino i 100, i 200 e la staffetta 4×100. I Giochi di Londra 2012 resteranno per sempre legati ai loro nomi.

Il resto, a confronto, rischia di scivolare in secondo piano. Qualche cenno, in ordine sparso e puramente soggettivo: il Brasile che manca clamorosamente l’oro nel calcio e nella pallavolo maschile, la maledizione continua; la Francia che sorprende nel nuoto e la piccola Grenada che è la prima nazione al mondo per rapporto medaglie/abitanti. O la nostra Jessica Rossi: il tiro al volo forse non è disciplina da prima pagina, il suo oro con tanto di record del mondo sì. Ma sono solo appunti.

Al resto pensa il medagliere: vincono gli Stati Uniti. Con il successo del Dream Team del basket, scontato quanto spettacolare, simbolo di un movimento straripante. Sfondando quota 100 medaglie (104 per la precisione, 46 d’oro) gli Usa si riprendono il trono del mondo ceduto alla Cina a Pechino, nel grande testa a testa che caratterizzerà i prossimi decenni. Ed esulta anche la Gran Bretagna padrona di casa, terza con 29 ori, trascinata da Wiggins e Murray, Hoy e Farah.

Il bilancio dell’Italia è in chiaroscuro. Il bottino è di 8 ori, 9 argenti e 11 bronzi, per un totale di 28 medaglie conquistate; una in più (di bronzo) rispetto a quelle di quattro anni fa. Abbiamo replicato i risultati di Pechino, e se allora il giudizio non era stato negativo non può esserlo nemmeno oggi.

Il medagliere in fondo ci sorride: siamo ottavi (ed eravamo noni), “siamo nel G8 dello sport”, come ha sottolineato il presidente del Coni, Gianni Petrucci. Con il solo rimpianto di essere dietro ai rivali di Francia e Germania, ma davanti a tutte le altre nazioni che non siano super potenze (Giappone e Australia comprese). E non è poco.

Come sempre ma forse più che in altre occasioni abbiamo vissuto di alti e bassi. Sulle montagne russe delle emozioni olimpiche, passando in pochi giorni (a volte ore) dal trionfo al fiasco più sonoro: dalle fiorettiste nel giorno del debutto, al disastro del nuoto e della coppia vip Pellegrini-Magnini, tanto per fare un esempio.

I protagonisti delle nostre 28 medaglie meriterebbero di essere citati tutti, uno per uno. Sarebbe troppo facile parlare della tradizione della scherma o delle imprese di Campriani, perciò chiudiamo con le ultime medaglie vinte ieri, che non sono d’oro ma è come se lo fossero. L’argento del Settebello e quello di Cammarelle, scippato del secondo titolo olimpico da una giuria spudoratamente di parte. Il bronzo di Fontana sulla sua mountain bike senza sella, e delle “farfalle” della ginnastica ritmica che vendicano l’ingiusto quarto posto di Pechino. E soprattutto quello della pallavolo maschile, che ha portato sul podio olimpico il ricordo di Vigor Bovolenta (argento ad Atlanta ’96, scomparso lo scorso marzo). Certe emozioni ripagano anche le delusioni più profonde.

Perché l’Italia è così. “Noi non affondiamo mai, al massimo quando le cose vanno male galleggiamo”. Lo ha detto Paolo Barelli (presidente della Fin), per commentare i risultati della sua Federazione. Voleva essere una battuta ma è la pura verità: le medaglie della Grimaldi nella 10 km di nuoto (dopo le infinite polemiche in piscina) e quella di un magnifico Donato nel salto triplo (dopo esser stati quasi spettatori nell’atletica; anzi, protagonisti in negativo con il caso-Schwazer) sono preziosi salvagenti.

In qualche maniera ce la caviamo sempre. Nonostante molte discipline, interi movimenti siano in difficoltà. Del nuoto e dell’atletica si è già detto. Ma ci sono anche ciclismo e tennis, dove potremmo essere più competitivi. E gli sport di squadra: l’incubo di Pechino (zero medaglie) è passato, ma siamo ancora in convalescenza, considerando che dalle ragazze del volley era lecito aspettarsi qualcosa in più, e che nel basket e nel calcio eravamo addirittura assenti.

Alla fine il bilancio è comunque positivo, in Casa Italia (sede della spedizione azzurra a Londra) ieri è stata festa grande. Ma attenzione: nascondere dietro il paravento della scherma o delle discipline di tiro (da cui vengono ben 6 degli 8 ori conquistati) i buchi clamorosi degli altri sport sarebbe un errore grave. E pericoloso.

La strada verso le prossime Olimpiadi comincia oggi, da una lucida analisi di quanto è stato in quel di Londra. Saranno quattro anni di attesa e di lavoro.