Adesso è ufficiale: per la Pellegrini e per tutta l’Italia del nuoto sono Giochi da dimenticare. Non basta la Fede, in due giorni non si fanno miracoli: svanisce l’illusione di una resurrezione generata dalla semifinale di ieri, vinta in apparente scioltezza. L’impresa di Pechino (quando al flop nei 400 stile seguì una medaglia d’oro) è il passato. Nel presente neanche i 200 stile libero, la sua gara preferita, riescono a rivitalizzare Federica.

In affanno, mai in corsa per una medaglia. Chiude ancora quinta, con un modesto 1’ 56’’ 63; tre secondi lontana dalla medaglia d’oro che va alla statunitense Allison Schmitt. Un abisso. E adesso cominciano i processi. E’ l’unica certezza di una giornata che apre più d’un interrogativo nella squadra azzurra. Perché se ti chiami Federica Pellegrini le chiacchiere sullo spirito olimpico e gli aforismi di De Coubertin valgono zero. Puoi solo vincere. E’ il peso di essere la numero uno al mondo e di voler stare sempre sotto i riflettori, tra calendari hot e dichiarazioni shock: i successi finiscono sempre in prima pagina. E ancor di più le sconfitte.

E perché a dare il via alle polemiche è proprio Federica. “Speravo di nuotare più veloce, ma proprio non ne avevo. Non ero da medaglia, purtroppo in queste Olimpiadi non stiamo brillando”. Parole che alludono a quanto detto dal suo allenatore – secondo cui la Pellegrini aveva “nelle braccia” la medaglia – e in cui si sente l’eco della voce di Filippo Magnini. L’altra metà della coppia più chiacchierata dello sport italiano: il “Magno” furioso, senza nulla di epico.

In acqua una doppia, cocente eliminazione in batteria. Di lui si parla solo per le dichiarazioni al veleno a bordo vasca. L’altro giorno se l’era presa con i compagni della staffetta 4×100 che si è fermata al settimo posto: “Non posso fare sempre tutto da solo”, aveva detto. Oggi, dopo la disastrosa eliminazione nelle batterie mattutine della gara individuale (solo il 18° tempo), la colpa è degli allenatori: “Mi sento pesante, è da gennaio che non sto bene. A certi appuntamenti bisogna presentarsi in forma e non è stato così, abbiamo sbagliato qualcosa. Tutta la velocità ha cannato completamente la preparazione olimpica, da settembre ci vuole una rivoluzione”.

E’ un ‘uno contro tutti’ che non giova troppo alla sua immagine di capitano. “Sono uno che va forte, io”, dice Magnini. Ed è vero: ce lo ricordiamo bene ai Mondiali di Montreal del 2005, quando vinse i 100 stile, la gara regina, con la seconda miglior prestazione all-time. Ed è per questo che fa male vederlo fare la figura della comparsa. Discorso che vale anche per Luca Dotto, argento mondiale nei 50 l’anno scorso e oggi solo 22° nei 100; o per la staffetta 4×200, undicesima e fuori dalla finale.

Basta parole. “Quando si perde bisogna unirsi per ripartire”. E’ il tweet con cui Magnini saluta questi Giochi, in parte rettificando le parole roventi pronunciate in mattinata. Ed è quanto spera l’Italia del nuoto. Che Federica e Filippo oggi rappresentano una volta di più, con la loro delusione. Il nostro movimento vive un’involuzione senza fine. Le sei medaglie di Sidney 2000 sono un lontano ricordo, e anche le due di Atene e Pechino: a quattro giorni dalla fine del programma in vasca la possibilità di chiudere a quota zero è sempre più concreta.

E il medagliere piange. Anche nella scherma, con il torneo di fioretto individuale maschile. Andrea Baldini aveva aspettato questo giorno da una vita. Da quando quattro anni fa era stato escluso dai Giochi di Pechino per doping. Il famoso mistero del diuretico assunto sì ma chissà come (il tribunale antidoping di fatto assolse Baldini, comminandogli soltanto sei mesi di squalifica per “negligenza”); e del presunto complotto ordito ai suoi danni per favorire la convocazione di Cassarà (che lo sostituì).

Oggi Cassarà è stato eliminato ai quarti, Baldini si è preso la rivincita di essere il migliore degli azzurri. Magra consolazione, perché la medaglia è sfumata di un soffio. Battuto in semifinale dalle lunghe leve del cinese Lei. E poi nella finalina per il bronzo dal koreano Choi, in una sfida tesissima, condizionata da mille problemi tecnici e da alcune decisioni controverse della giuria, ripresa per i capelli dopo uno svantaggio schiacciante e persa al minuto supplementare.

In una giornata così, ci piace raccontare le emozioni che regala l’Olimpiade. E fa nulla che non riguardino gli azzurri. Chiudiamo col sorriso di un ragazzo egiziano di 21 anni Alaaeldin Mohamed El Sayed Abouelkassem, nome impronunciabile, lungo quanto questo spilungone di un metro e novanta dalla faccia pulita. Oggi ha eliminato il nostro Cassarà, numero 1 al mondo e comunque vada la finale conquisterà la prima medaglia egiziana in queste Olimpiadi e nella storia della scherma. In casa Italia è tempo di processi sommari. Per fortuna lo spettacolo dei Giochi continua, anche senza di noi.

Tiro al volo e arco – Azzurri in chiaroscuro, invece, per quanto riguarda il tiro a volo specialità skeet. Luigi Agostino Lodde, infatti, è arrivato quinto nella finale vinta dal campione olimpico in carica, l’americano Vincent Hancock. Male anche nell’arco: dopo Marco Galiazzo, anche Michele Frangilli eliminato nell’arco individuale. L’azzurro, oro a squadre nella prima giornata olimpica, ha ceduto all’ucraino Dmytro Hrachov per 7-3 ai sedicesimi di finale.

Tennis – Eliminati al primo turno nel torneo di doppio maschile gli azzurri Daniele Bracciali e Andreas Seppi. La coppia italiana è stata battuta, sul campo 15 di Wimbledon, per 4-6, 7-6, 6-4 dai cechi Berdych-Stepanek in due ore e tre minuti. E’ andata meglio alla coppia composta da Sara Errani e Roberta Vinci, che si sono qualificate per i quarti di finale del torneo di doppio femminile. Le azzurre, testa di serie numero due del tabellone olimpico, hanno battuto in tre set le slovene Andreja Klepac e Katarina Srebotnik con il punteggio di 7-5, 4-6, 6-4. 

Flavia Pennetta e Francesca Schiavone hanno invece superato il primo turno del doppio femminile dei Giochi olimpici di Londra. Sull’erba di Wimbledon, le due azzurre hanno battuto, per 7-6 (4) 6-4, le spagnole Anabel Medina Garrigues e Arantxa Parra Santonja.

Canottaggio – Italia qualificata alla finale nel doppio maschile. La coppia formata da Alessio Sartori e Romano Battisti è arrivata terza. A vincere la batteria l’Argentina col tempo di 6’19“40, seconda la Nuova Zelanda con 6’19“79. Terzi gli azzurri con 6’20’68. Non ce la fa invece il quattro senza pesi leggeri maschile con Goretti, Miani, Caianiello e Danesin. Con un incredibile rush finale il quattro senza pesante acciuffa la semifinale arrivando terzo nel ripescaggio.

Pallavolo maschile – Successo per 3-1 dell’Italvolley sull’Argentina nel secondo turno del Gruppo A. Per gli azzurri di Mauro Berruto i parziali di 25-17, 21-25, 25-17, 25-23. Nel quarto set i gauchos che hanno annullato cinque match-ball. Un successo che rimette in corsa per la qualificazione l’Italia.