Il Teatro Regio perde i pezzi e la rivoluzione sul piano rifiuti non è ancora partita. Questo il risultato per la giunta Pizzarotti dopo l’ultimo consiglio comunale prima della chiusura per ferie. Seduta infuocata che ha accentuato la fase di stallo per la maggioranza targata Movimento 5 Stelle, quella che la minoranza consiliare di Pd e Pdl definisce la politica dello “stiamo valutando”. “Arriverà anche l’epoca in cui si smetterà di dirlo – fa notare Massimo Iotti (Pd) – Capisco l’inesperienza e il periodo di apprendistato, ma il tempo intanto passa e il consiglio praticamente non ha deliberato nulla”.   

All’ordine del giorno ieri in consiglio comunale, questioni che in città sono scoppiate in tutta la loro gravità, a partire dal Teatro Regio. Proprio mentre in aula la minoranza chiede conto degli atti da pubblicare (“si renderanno pubblici solo i verbali approvati” replica il sindaco) e delle imminenti scadenze sul Festival Verdi, arriva la comunicazione della dipartita ufficiale della Camera di commercio dalla Fondazione del teatro.

Una scelta annunciata una settimana fa con le dimissioni del presidente Andrea Zanlari, che nel Cda del Regio ricopriva da appena due settimane il ruolo di vicepresidente. Le motivazioni della scelta, rese note solo oggi dal comunicato ufficiale dell’ente, “sono da ricondursi al suo mancato coinvolgimento nelle iniziative per la definizione del prossimo Festival Verdi”. La giunta della Camera di Commercio parla di decisioni “assunte senza un preventivo confronto fra tutti i soci” e attacca duramente la nuova gestione Cinque stelle, a cui imputa l’uscita dalla Fondazione. “Le diverse voci del mondo economico che questo ente rappresenta si trovano disorientate di fronte al modus operandi del Comune rispetto al prossimo svolgimento del Festival Verdi e dall’incertezza che lo stesso genera tra gli imprenditori che hanno riposto fiducia nella sua realizzazione” si legge nella lettera inviata al presidente della Fondazione Teatro Regio Pizzarotti.

Da gennaio 2013 quindi tra i soci fondatori del Teatro Regio, che ha un buco di bilancio milionario, rimarranno solo Comune e Fondazione Monte di Parma, dopo l’uscita negli scorsi mesi di Fondazione Cariparma. Il che significa anche fondi che verranno a mancare, nonostante la Camera di commercio abbia garantito il proprio ruolo esterno alle attività della Fondazione e del Festival Verdi. Sulla perdita di un pezzo importante del Regio, Pizzarotti svicola e rimanda ogni commento al mittente: “Se volete chiarimenti in più, chiedete a loro” taglia corto, rinnovando poi l’invito all’appuntamento di presentazione del Festival Verdi sabato.

Nella seduta fiume durata oltre sei ore, passa non senza polemiche la delibera sul piano finanziario della gestione rifiuti che aumenterà la raccolta differenziata in città, e l’assessore al Bilancio Gino Capelli fornisce il quadro del debito in conto capitale del Comune verso imprese e fornitori del comparto edile: 71 milioni di euro, di cui 68 riferibili agli anni scorsi. Ma è dai banchi del Pd che con il consigliere Dall’Olio arriva la prima bocciatura: “Nella vostra campagna elettorale avevate promesso che in sei mesi sarebbero spariti tutti i cassonetti. Un’idea irrealizzabile che infatti nella realtà non si è realizzata”. 

Il sindaco detta comunque l’agenda Cinque stelle in fatto di partecipate, sociale, urbanistica, ambiente per i prossimi cinque anni di governo. E alla fine della lettura, in aula c’è un clima di perplessità. “Mi aspettavo un programma in cui si mettevano le basi di una nuova civiltà, voi avete parlato di rivoluzione, ma sono ampiamente deluso” attacca Elvio Ubaldi (Civiltà parmigiana). E gli altri interventi non sono molto diversi. Dal Pdl al Pd, tutti i gruppi puntano il dito sulla mancanza di novità, ma anche di concretezza in progetti privi di numeri, con concetti generici che sfiorano la demagogia. “Non è questo lo spirito che vorrei – replica il sindaco – Siamo al secondo mese, non al quinto anno: non si possono fare bilanci. Stiamo cercando di costruire, cerchiamo una strada per condividere le decisioni perché non le vogliamo imporre. State cercando di minare il nostro rapporto coi cittadini”.

Tirata d’orecchie al primo cittadino arriva in diretta dal consigliere Roberto Ghiretti (Parma Unita), infuriato per avere scoperto da Twitter un suo commento sulla seduta in corso: “Il sindaco può dirci in faccia le cose, non dobbiamo venirle a sapere da internet”. Il presidente del consiglio Marco Vagnozzi riporta tutti all’ordine, ma incurante delle critiche, Pizzarotti strizza l’occhio (con un emoticon) con un altro tweet: “Basta un cinguettio per discutere?”.