“Io organizzo i progressisti quindi io parlo con Vendola”. È secco il segretario Pierluigi Bersani e non lascia spazio a commenti quando, arrivato alla Festa dell’Unità di Imola le domande rimandano alla minaccia del consigliere regionale Pippo Civati di uscire dal partito in caso di alleanza con Casini. E se Civati dice, “se andassimo a votare oggi il Pd perderebbe le elezioni”, Bersani risponde: “A Monza le abbiamo stravinte, non so se se n’è accorto Civati?”.

“Lasciamo stare queste polemiche, pensiamo ad organizzare i progressisti” – continua il segretario Pd – “Io chiedo solo che i progressisti si rendano conto che in una situazione europea ed italiana in cui c’è rischio di populismo e di regressione, bisogna rivolgersi a tutte le forze moderate, democratiche ed europeiste per un patto di legislatura. Io sono progressista, io spero che sia chiaro, non posso passar la vita a rispondere sempre alla stessa domanda”.

Sono passati dieci giorni dall’Assemblea del Partito Democratico e i postumi del non voto sull’Ordine del giorno riguardante i matrimoni gay continuano a farsi sentire. Un’amarezza che in alcune correnti del partito non è mancata, ma che il Segretario nega con fermezza: “Sono io ad aver parlato di unioni gay. E dovrei preoccuparmi che sia una mossa verso i moderati? Ai nostri elettori ci pensiamo noi”. Le domande girano tutte intorno alle polemiche, alle paure che il Pd stia affrontando una crisi interna o che ancora una volta mostri le sue debolezze.

“Discutiamo certo, – continua il segretario del Pd, – ma nei punti essenziali siamo compattissimi. Noi siamo un partito. Solo in Italia si è pensato che mettersi nelle mani di un uomo solo ci portasse da qualche parte. Bisogna stare attenti e assomigliare di più alle democrazie del mondo, perché questa eccezionalità italiana dove c’è uno che decide, uno che è là in fondo che comanda ma non si candida, l’altro che si inventa la lista con un nome di fantasia, sono cose sconosciute alla democrazie del mondo. Noi siamo un partito e partiamo dall’idea di partecipazione”.

Un’immagine di partecipazione e normale discussione quella che Pierluigi Bersani ha dato, a Imola nella serata di chiusura della Festa dell’Unità, dove non è mancato il tradizionale giro tra stand e ristoranti. Prima tappa al bar You Future dei Giovani Democratici dell’Emilia Romagna, che per la prima volta hanno organizzato la loro festa regionale proprio ad Imola. Strette di mano e sorrisi, quasi fosse una prova di campagna elettorale per quelle primarie che ancora non hanno una data certa. “Io sto girando- dice Bersani, – come ho sempre girato tutte le feste dell’unita, non c’entra niente con primarie o con campagne elettorali. È la nostra tradizione. Le primarie ci saranno sì. E prima o poi si andrà anche a votare. La nostra priorità è fare una nuova legge elettorale. La legge elettorale è al primo posto. Le elezioni anticipate sono chiacchiere. Noi non possiamo certo andare a votare con la legge che abbiamo, uno dei disastri del nostro paese. Noi siamo pronti ad accellerare”.

Bersani parla a Imola a pochi passi da quella terra emiliana colpita dal terremoto, per la quale lancia una promessa di tempestività e ricostruzione che in tanti stavano aspettando. “Il nostro patto con gli amministratori emiliani – conclude il Segretario, – è che non si farà quello che si è fatto a l’Aquila. Si collegherà l’emergenza con la ricostruzione. Io ce la metto tutta, però non da solo. E io ho molta fiducia nel fatto che nella crisi e nelle difficoltà che ci saranno, noi troveremo grande forza nel rinnovamento. Toccherà a me, la ruota girerà. I nuovi non ce li porterà la tv. I nuovi verranno fuori per capacità, esperienza e rispetto per tutti quelli che ci hanno portati fin qui. Abbiamo bisogno di forze fresche e giovani ma anche esperte”.