Coi cacciabombardieri a fare la pace, nessuno ci aveva creduto davvero. Ora arrivano una serie di conferme dirette dagli alti comandi impegnati a Herat che riaccendono le polemiche sui bombardamenti italiani in Afghanistan: si torna a parlare di violazione dell’articolo 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra…) e delle regole della democrazia parlamentare. Il governo viene chiamato da qualcuno a riferire in aula, ma la vicenda rischia di passare sotto silenzio. Era questione di tempo.

L’assalto è partito da lontano con l’ex ministro La Russa che per primo aveva incautamente proposto di armare i bombardieri italiani trovandosi davanti una levata di scudi. Cosa che è riuscita invece al ministro “tecnico” della Difesa Giampaolo Di Paola, che a gennaio ha deciso autonomamente di rimuovere completamente i “caveat”, cioè i limiti alle regole di ingaggio dei soldati in missione. E’ il via libera ai bombardamenti aerei del 51esimo stormo dell’Aeronautica militare fino ad allora erano stati impiegati come semplici ricognitori, senza neppure le bombe sotto le ali. Una scelta dall’enorme significato politico ed etico che avrebbe suggerito almeno un passaggio in aula, giusto per verificare che gli italiani l’Afghanistan lo vogliono bombardare davvero. Quella del ministro-ammiraglio fu invece una comunicazione alla commissione Difesa di Camera e Senato, nessun dibattito e nessun voto a ratificare l’uso delle bombe.

Peggio, un ordine del giorno del senatore Pd Marco Perduca impegnava il governo a rimettere al Parlamento la decisione ma è stato respinto svuotando di fatto le prerogative parlamentari. E ora quel vuoto solleva accuse all’indirizzo del governo. Sei mesi dopo, infatti, sono arrivate le prime ammissioni sui bombardamenti tricolore e le prime domande sugli effetti devastanti degli ordigni da 250 chili. L’ultimo a confermarne l’uso è stato il colonnello Francesco Tirino, portavoce del contingente italiano in Afghanistan. Al mensile di Emergency “E” (prossimo alla chiusura) Tirino ha confermato che nelle ultime settimane si sono intensificate le azioni di bombardamento dei quattro Amx dispiegati nella provincia di Farah per piegare la resistenza talebana nei distretti del Gulistan e di Bakwa entro l’autunno.

La domanda di Enrico Piovesana è senza scappatoie: “Colonnello, conferma l’offensiva militare con l’uso di Amx in missioni di bombardamento?”. “I nostri assetti, compresi gli Amx, sono utilizzati al cento per cento della loro capacità di difesa (…) Nell’ambito dell’operazione congiunta ShrimpNet gli Amx vengono impiegati con sgancio di bombe per le attività appena dette o per azioni preventive: ad esempio, le bombe a guida laser sganciate hanno distrutto un’antenna collocata in una zona impervia di montagna e usata dagli insorti per le loro comunicazioni radio”. Ma in zona non ci sono solo tralicci, ripetitori e parabole da colpire e fonti di stampa afghane riferiscono di decine di militari uccisi dal “fuoco amico”… “Non ho notizia di questo, non posso commentare”.

Prima della dichiarazione di Tirino l’impiego di bombe era rimasto un sospetto. Il Sole24Ore aveva avanzato il sospetto citando fonti anonime che poi il generale Luigi Chiapperini, comandante della missione italiana, non ha potuto smentire incalzato dai giornalisti italiani al seguito a Camp Arena, la base Nato di Herat sotto il comando tricolore. Bomba o non bomba che l’Italia fosse in guerra era chiaro da tempo. Lettera22 a colloquio con il generale Fabio Mini non si lascia scappare che il potenziale offensivo dispiegato in elicotteri “è ancora più distruttivo peché gli elicotteri Mangusta possono fare anche più male. Hanno fatto almeno 300 missioni. Proprio qualche settimana fa un collega mi ha parlato di un’operazione con 60 “insorti” uccisi. Non erano Amx ma elicotteri».

A Roma le parole dei colonnelli sono sale su una ferita aperta che pochi vogliono sentire. Prova ad alzare la voce il capogruppo Idv in Commissione Difesa Augusto Di Stanislao: “Ho depositato un’interpellanza urgente affinché il Governo ci spieghi che cosa stiamo facendo esattamente laggiù perché armare gli aerei e tirare bombe dovrebbe aiutare la transizione democratica”.