La scoperta del bosone di Higgs viene festeggiata come un dato certo che non sarà messo in discussione. “Questa volta siamo abbastanza sicuri che i nostri dati sul bosone di Higgs non ci porteranno a uno scivolone come è invece successo per la vicenda dei neutrini più veloci della luce” spiega Aleandro Nisati, coordinatore della fisica dell’esperimento ATLAS. A confermare la fiducia del fisico, l’indice dell’errore casuale della misurazione di una grandezza fisica, chiamato sigma. “Ora siamo arrivati a 4,9 sigma con Cms, quindi una probabilità di errore dello 0,000028 per cento, e 5 sigma con Atlas. Due esperimenti indipendenti, con un indice sigma simile, ci inducono a escludere eventuali scivoloni”. Gli ‘scivoloni’ in cui la scienza, più o meno recentemente e più o meno in buona fede, è incappata non sono tantissimi, considerando che il metodo scientifico risale al XVII secolo, ma sono vistosi. A partire proprio dai neutrini superveloci, che lo scorso settembre il rivelatore Opera dell’esperimento Cngs (Cern Neutrinos to Gran Sasso) scoprì essere più veloci della luce di 60 nanosecondi. Si gridò al risultato del secolo, la teoria della Relatività di Einstein fu messa in discussione. Fino allo scorso febbraio, quando, mestamente, il Cern ha annunciato che gli scienziati hanno trovato un problema nel sistema Gps usato per misurare il tempo di arrivo dei neutrini nel laboratorio sotterraneo in Italia. Una cattiva connessione fra un cavo a fibre ottiche che collega un computer con il ricevitore Gps utilizzato per misurare il tempo di percorrenza dei neutrini ha dunque falsato la misura.

Se in questo caso si è trattato di errore in buona fede, lo stesso non può dirsi della vicenda che, in altro ambito, interessò Woo Suk Hwang, lo scienziato coreano considerato uno dei massimi esperti mondiali di clonazione, che presentò nel 2004 un lavoro pionieristico sulle cellule staminali, asserendo di avere creato numerose linee di cellule staminali embrionali umane da ovociti umani non fertilizzati. Lo studio fu pubblicato su “Nature”, una delle più autorevoli, se non la più autorevole rivista scientifica mondiale, e si dimostrò basato su dati fabbricati ad arte. Frode più goffa fu quella che riguardò William Summerlin, un immunologo del Memorial Sloan–Kettering Cancer Center di New York City che lavorava nel campo dei trapianti, che nel 1974 proclamò di essere riuscito a effettuare trapianti di tessuto animale senza alcun rigetto. A dimostrazione della sua tesi, portò dei topolini bianchi che presentavano delle macchie scure, i nuovi tessuti, e che erano perfettamente sani. Dopo qualche giorno le macchie cominciarono a sbiadire ed allora a qualcuno venne l’idea di passare un batuffolo di cotone imbevuto d’alcol sopra le zone “trapiantate” scoprendo così che le zone nere erano state disegnate da Summerlin con un pennarello.

E potremmo continuare con i raggi N di Reneé Blondlot del 1903, o con gli elementi transuranici in cui incappò Enrico Fermi nel 1938, o con il noto “fattore di falsificazione” di Isaac Newton. Se però, negli anni più lontani, si imbrogliava inseguendo un’idea, oggi può capitare più spesso di imbrogliare per soldi. Le truffe attuali costituiscono infatti un fenomeno legato spesso al sistema di finanziamento della ricerca adottato negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale e poi diffusosi in tutti i paesi occidentali. Ma al di là delle sviste o delle truffe, esistono i limiti veri e propri delle teorie scientifiche. E anche il Modello Standard, di cui il bosone costituiva il tassello mancante, ne ha. Innanzitutto non descrive il comportamento della materia nelle condizioni più estreme che si verificano nell’Universo e non prevede l’esistenza della materia oscura, che costituisce il 96 per cento dell’Universo. E inoltre presenta importanti limiti concettuali. “Il Modello Standard è un modello fenomenologico e dal punto di vista matematico non è rigoroso. Non contempla poi l’unificazione tra teoria quantistica e la teoria generale della relatività di Einstein: il fatto che non si riesca ancora a formulare una teoria unificata significa che non abbiamo compreso ancora a fondo queste teorie” commenta infatti Roberto Longo, direttore del centro di Matematica e Fisica Teorica di Roma dell’Università di Roma Tor Vergata. I problemi di questo costrutto teorico sono di consistenza logico-matematica. “Dal punto di vista matematico – continua Longo – il modello è inconsistente: per esempio, spesso si possono incontrare somme di infiniti termini che, a rigore, danno infinito ma che i fisici ‘riaggiustano’ in modo da avere un risultato che non esiterei a definirei in stupefacente accordo con gli esperimenti”. Allora, dunque, le sfide della scienza non finiscono col bosone. I giochi sono tutt’altro che chiusi. 

di Stefano Pisani