Ci sono casi in cui la sosta lungo l’autostrada può valere qualche grammo di droga. Capita sull’A8. E da tempo ormai. L’auto corre veloce, poi rallenta, quindi accosta e frena. Oltre il guard rail sbuca un tizio. Guarda fra i cespugli. Poi corre. L’autista sventola il denaro, l’altro smazza la dose. La compravendita dura pochi secondi. Il tempo dello scambio. Chi acquista, infatti, ha già telefonato. Si è messo d’accordo: quantità e prezzo. L’auto riparte. Lungo l’autostrada della cocaina. L’A8 che da Milano corre veloce verso Varese, Como, i laghi.

Eccola allora l’ultima frontiera dello spaccio. Il traffico nel traffico. Modiche quantità, ma continue. Giorno e notte. Che sia festa o meno. E così il business si fa goloso (15mila euro al giorno). L’organizzazione incassa e redistribuisce gli utili. Gli italiani al vertice e sotto un bel gruppo di nord africani a far da pusher con la direzione di un loro connazionale. Da quanto tutto questo vada avanti è difficile dirlo. Più semplice, per capire, spulciare le oltre 60 pagine con cui ieri il gip di Milano ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare. Solo l’ultimo atto di oltre quattro mesi d’inchiesta condotte dal commissariato di Rho attualmente guidato dal dottor Lino Murtas con la supervisione dell’ispettore Carmine Gallo. In totale sono stati sequestrati 15 chili di droga.

L’inchiesta che andrà avanti dall’agosto al novembre 2011 nasce dopo che gli investigatori raccolgono alcune notizie confidenziali. Iniziano così i servizi di osservazione. Basta la prima mezz’ora (l’8 agosto) per avere la conferma. Gli agenti si appostano sulla carreggiata che va verso Varese. Dall’altra parte arriva un’Audi bianca dalla quale scendono tre nord-africani che immediatamente si dileguano nei campi. Dieci minuti dopo ecco una jaguar. Lo scambio viene filmato.

L’indagine, dunque, parte bene. Ma c’è da lavorare. Gli sbirri si muniscono di pazienza, cannocchiale e telecamere. Fin da subito nei filmati appare sempre un fuoristrada Kia sportage che si ferma nella piazzola, scarica un paio di pusher nord-africani e si dilegua. Rapidi accertamenti individuano in Marco Scomparin il guidatore (tra gli arrestati di ieri), mentre il proprietario risulterà il padre. A fine agosto iniziano le intercettazioni. Ed ecco la prima sorpresa. Scomparin contatta spesso un cellulare intestato a un cinese ma di fatto usato da Massimo Zanini. Qualche pagina d’intercettazione dopo e gli investigatori fissano un primo punto: Zanini (finito ai domiciliari) acquista droga da Scomparin per poi rivenderla.

Il telefono caldo, però, resta quello di Scomparin, detto Marcone, che, matematico, ogni giorno verso le 15 contatta i marocchini con i quali si accorda per andare a prelevarli e portarli nelle varie piazzole. Scomparin è previdente ed organizzato, perché, giunto sul posto dello spaccio, rifornisce i suoi pusher con cibo e ricariche telefoniche.

Per gli uomini del commissariato di Rho il quadro è chiaro. Conferme arrivano dai clienti che di volta in volta vengono fermati. Tutti, interrogati, raccontano il medesimo meccanismo d’acquisto: telefonata dieci minuti prima al pusher, quindi la fermata nella piazzola per comprare.

Le intercettazioni fanno il resto squadernando sul tavolo degli investigatori le diverse tipologie di clienti. “Tra poco ti richiamo – dice un cliente allo spacciatore – e ti dico se mi prepari 50 o 60, che poi dopo mi devi fare il regalo oggi è il mio compleanno capito?”. Ma c’è anche chi chiede dosi per 180 euro e visto che sono per un amico vuole anche lui un piccolo regalo. Un tale, poi, chiede “una dose da un grammo per il nonno” e “due botte per lui a credito perché non ha un soldo”. Altri prenotano la consegna a domicilio, perché è inverno e avventurarsi in autostrada in moto è veramente troppo. In certi casi poi, la vendita non avviene nella piazzola, ma vicino al casello autostradale.

Insomma l’autostrada della cocaina è l’ultima frontiera. Prima non era mai successo. O meglio, nessuna indagine giudiziaria lo aveva provato. Ora sì. E tutto grazie alla caparbietà e alla preparazione di un pugno di sbirri di un piccolo commissariato alle porte di Milano.