Il “risanamento” sbandierato dal governo Monti sta costando caro al nostro Paese. E non è detto che poi si risani un gran che. Quello che è certo che nulla viene fatto per risanare le gravi e inique diseguaglianze che costituiscono, oltre che un elemento di ingiustizia, un freno dal punto di vista economico.

E’ bene quindi interrogarsi, oltre che sulle motivazioni che hanno portato alla crisi attuale, anche sulle vie migliori per uscirne. Quanto alle prime, è una bella lotta quella fra Berlusconi e Monti. Se infatti è noto quanto ci sia costato e continui a costarci il primo, colpevole di politiche dissennate e di una grave sottovalutazione dei pericoli della crisi, il secondo non è certo da meno. Basti ricordare che Monti è stato a lungo un uomo di Goldman Sachs, la società privata che qualche mese fa consigliava ai suoi clienti più ragguardevoli di speculare sull’euro. E anche il consulente di Cirino Pomicino, un nome che suona come debito pubblico. E non certo dei migliori. Acqua passata, si dirà, ora è dei nostri. Voi ci credete? Io no, e basta vedere le sue scelte di politica economica per rendersene conto. Ad esempio, tanto per dirne una, lo strenuo tentativo di difendere le pensioni d’oro. Tecnico non mangia tecnico… banchiere non mangia banchiere… speculatore non mangia speculatore. E allora, come uscire dalla crisi?

Se in Islanda è stato messo sotto processo il primo ministro ritenuto responsabile del crack finanziario, qui da noi gli stessi figuri di prima continuano per il momento a governare, per interposti tecnici. “Bastonare il Berlusconi che affoga” è certamente un imperativo urgente, ma non si può certo pensare che Monti e i suoi accoliti ne abbiano la benché minima intenzione o che possano trovare un’idonea soluzione ai nostri problemi. Come vado ripetendo da tempo, questo governo ha un preciso segno di classe, bastona solo i poveri, a tal punto che perfino Passera comincia a capire che in Italia è a rischio la “coesione sociale”.

Ci vuole più, non meno democrazia. La spending review va fatta dal basso. Sbilanciamoci ha formulato varie proposte che vanno nella giusta direzione: imposta patrimoniale, ripristino e accentuazione del carattere progressivo del sistema fiscale, tassazione uniforme delle rendite finanziarie, tassazione della pubblicità e dei diritti televisivi per lo sport spettacolo, tassazione dei veicoli più inquinanti ed energivori, misure fiscali sul traffico di armi, riduzione degli stanziamenti per le grandi opere, eliminazione del sostegno all’autotrasporto delle merci, riduzione delle spese militari, eliminazione e riduzione dei programmi d’arma, fine della presenza dei militari nelle città, eliminazione della parata del 2 giugno, ritiro dall’Afghanistan, cancellazione del programma “Vivi le Forze armate. Militare per tre settimane”, chiusura dei Centri di identificazione ed espulsione, abolizione dei finanziamenti pubblici alle scuole private, adozione del software libero da parte delle pubbliche amministrazioni. Altre proposte condivisibili le ha formulate il Movimento 5 stelle per colpire a fondo i privilegi iniqui della casta ottenendo anche notevoli risparmi. A mio avviso vanno abolite anche completamente le auto blu. Ministri, funzionari e deputati facciano come Abel Prieto, che quando era ministro della cultura a Cuba andava in giro con la sua vecchia milleecento personale.

E’ anche urgente una Commissione d’inchiesta sul debito pubblico, che consenta di capire come siamo arrivati a questi livelli di indebitamento e chi ci guadagna. Un essenziale esercizio di conoscenza e di trasparenza che non può certo essere delegato a qualche tecnico, ma richiede un impegno ampio e diffuso.

Giustamente, l’ultima direzione di Sinistra e libertà ha messo l’accento sui contenuti rispetto agli schieramenti. Se necessario occorre stracciare da sinistra la foto di Vasto. Il nostro Paese ha bisogno di risposte precise e di cure radicali. Ma non delle ricette di Monti, Passera e C,. che, pur di restare fedeli alla Merkel, aggravano la recessione in atto. Su queste ed altre proposte va creato un fronte alternativo che vada dal Movimento 5 stelle alla Federazione della sinistra a SeL all’Idv, ai settori del Pd che non accettano la deriva reazionaria di Veltroni e D’Alema.

Questo governo se ne deve andare se davvero vogliamo salvare l’Italia. E presto se ne andrà anche il nostro imbarazzante presidente della Repubblica, che si è rifiutato di incontrare i no-TAV per non invadere lo spazio decisionale del governo e poi non si perita di appoggiare le modifiche costituzionali sul pareggio del bilancio e formulare commenti puntuali, oltretutto infondati, sull’andamento delle elezioni. A lui ed altri voglio ricordare una frase di Palmiro Togliatti: “I governi cosiddetti tecnici o amministrativi sono i peggiori governi politici che si possa immaginare, il loro scopo è quello di fare il contrario di ciò che la sovranità popolare ha indicato, sono antipopolari e reazionari”. Giudizio la cui esattezza appare oggi confermata in modo irrefutabile dai fatti.