Chi frequenta questo web giornale non è certamente rimasto sorpreso dai risultati delle elezioni amministrative e dal successo del Movimento 5 Stelle.

Per mesi, giorno dopo giorno, ilfattoquotidiano.it ha raccontato lo strano fenomeno del suicidio di massa del sistema dei partiti. Ha scritto delle sistematiche ruberie e dell’incapacità manifesta dei capi e dei capetti che infestano la politica nostrana. Ha riportato le ormai canoniche e surreali risposte che si ripetono a ogni scandalo, tra le quali una, molto in voga, è destinata a fare storia: “È successo tutto a mia insaputa”. 

Ecco, ovviamente a loro insaputa, ora accade che il Paese dia segni tangibili di risveglio.

Centinaia di migliaia di cittadini informati dimostrano democraticamente di volere una politica diversa nelle idee e nei comportamenti. Demoliscono, con il voto, ciò che resta del Pdl e della Lega, non premiano come in molti si aspettavano il Pd, collocano il Terzo Polo sulla casella che gli compete. Quella che apre la categoria dei non pervenuti.

Tutto questo mentre in Sardegna, con il referendum sull’abolizione delle province e la riduzione del numero dei consiglieri regionali, gli elettori spiegano con chiarezza quali segnali dovrebbero dare dei leader con la testa sulle spalle se davvero aspirassero (politicamente parlando) a conservarla.

Inutile però illudersi. Ben difficilmente alla lezione seguirà qualche significativa reazione da parte del Parlamento. La maggior parte di questi partiti non può fare a meno del finanziamento pubblico (e infatti con tempismo autolesionista proprio nel giorno delle amministrative propongono di ridurre solamente di un terzo l’ultima tranche dei contributi). Non può, pena il rischio estinzione, battersi per le liste pulite. Non ha nessuna convenienza a proporre limiti di mandato per le cariche elettive.

Passata la buriana, per chi popola le Camere le priorità torneranno ad essere quelle di sempre: leggi elettorali truffa che salvino il salvabile, norme per cercare cloroformizzare le inchieste giudiziarie e imbrigliare la Rete, interventi per garantire questa o quella categoria, importante solo perché porta soldi o voti. E i parlamentari onesti e capaci, che pure esistono in entrambe gli schieramenti (con una certa prevalenza, bisogna ammetterlo, nel centrosinistra) continueranno a contare quello che contano oggi: poco più che zero.

Per questo sarebbe utile, anche se sarà assai difficile, che a Parma il candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, vincesse il ballottaggio.

Lo diciamo, intendiamoci subito, non per tifo politico. Ma perché sarebbe un bene che, prima delle elezioni del 2013, i cittadini potessero rendersi conto se davvero, accanto alle capacità di controllo e di denuncia già dimostrate dai militanti di quel movimento, vi sono pure reali capacità di governo.

Certo, visto come è stata fin qui amministrata la cosa pubblica in Italia, verrebbe da dire che è difficile fare peggio.

Noi però, qui a il Fatto non ci accontentiamo. Pensiamo che il principio secondo cui in democrazia bisogna conoscere per deliberare, resti valido. E crediamo che il compito dei giornalisti sia quello di informare riflettendo la realtà. Quindi un sindaco del Movimento 5 Stelle ci piacerebbe vederlo all’opera per mesi in una città importante.

Per poi poter raccontare, senza sconti, simpatie o antipatie, solo quello che fa.