Ha sparato per uccidere l’uomo chela mattina del 21 marzo, a Torino, ha teso un agguato al consigliere comunale Alberto Musy nel cortile della sua abitazione in via Barbaroux: uno dei proiettili è stato addirittura indirizzato alla testa. Lo ha accertato l’esame medico legale sulle ferite riportate dal consigliere.

Gli specialisti della polizia scientifica e della procura hanno ricostruito la dinamica dell’attentato confermando un’ipotesi formulata già a poche ore dal fatto: Musy ha tentato di disarmare l’aggressore, e questi gli ha sparato un primo colpo di pistola a bruciapelo. Il consigliere, nonostante la ferita, ha tentato di fuggire lungo il cortile e di raggiungere l’androne, ma è stato centrato altre tre volte. L’analisi ha inoltre dimostrato che la grave lesione alla testa è stata provocata da un proiettile (e non da una caduta) che ha strisciato contro il cranio senza fratturarlo.

La ricostruzione della dinamica è considerata importante dagli inquirenti della procura per confermare la tesi secondo la quale l’assalitore si è appostato per uccidere Musy.