L'ingegnere Franco Lamolinara

La salma di Franco Lamolinara, l’ingegnere ucciso in Nigeria, è rientrata ieri a Ciampino ed è arrivata nella notte a Gattinara, in provincia di Vercelli, dove nel municipio è stata allestita la camera ardente (nel video sotto). A renderle omaggio nel pomeriggio, prima dei funerali di domani, ci sarà anche il presidente del consiglio Mario Monti . E intanto sono ore di tensione all’interno dei vertici dei servizi segreti italiani, dato lo scontro diplomatico dei giorni scorsi tra Gran Bretagna e Italia, avvertita del blitz a operazione già avviata.

Tanti i punti da chiarire e domani Adriano Santini, direttore dell’Aise, sarà ascoltato davanti al Copasir, il comitato parlamentare di controllo. Eppure, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’audizione “rischia di trasformarsi nella resa dei conti sull’operatività della struttura di intelligence che ha competenza sull’estero”. Alla base dell’ipotesi il ruolo dei nostri agenti, che avrebbero dovuto “essere in prima linea” per riportare a casa Lamolinara. “E invece – almeno secondo quanto è stato accertato sino ad ora – nonostante la presenza di 007 italiani ad Abuja, la guida dell’operazione è sempre stata britannica e anche le informazioni trasmesse al vertice della struttura sono arrivate dai servizi collegati, raramente da fonte diretta”.

Dalla stampa britannica, inoltre, emergono anche alcune ricostruzioni intorno ai rapporti intrattenuti tra i rapitori e la famiglia dell’ostaggio inglese. Secondo quanto pubblicato dall’Independent on Sunday, il gruppo jihadisti avrebbe contattato i parenti di Chris McManus per chiedere un riscatto, senza però fare richieste specifiche. Avrebbero contattato ai suoi parenti a Oldham, nei pressi di Manchester. Fonti ufficiali britanniche hanno immediatamente respinto l’ipotesi di un pagamento di riscatto affermando che “non vi sono state richieste coerenti, richieste di soldi, non è stato pagato nulla e nessuno ha mai detto che gli ostaggi sarebbero stati rilasciati incolumi”. L’agenzia di stampa mauritana Nouakchott Information Agency sostiene che i rapitori avevano richiesto cinque milioni di euro e che parte del riscatto, si dice 1,2 milioni di euro, sarebbero stati già pagati. Secondo l’agenzia “i britannici sono stati più intransigenti degli italiani, i rapitori erano disposti a negoziare e la scadenza era stata rinviata più volte”.

Non si hanno notizie invece di contatti tra i rapitori e la famiglia di Lamolinara. Il referto autoptico ha stabilito che l’ingegnere è stato raggiunto da quattro colpi, di cui uno mortale alla alla testa. I colpi sono stati sparati “da un’arma a canna lunga”, sicuramente “da distanza ravvicinata” ma senza accostare la canna al capo. Sembra quindi prendere consistenza l’ipotesi che ha far fuoco sugli ostaggi siano stati i terroristi al momento dell’irruzione delle ‘teste di cuoio’. Secondo la ricostruzione, sarebbero stati spinti spinti in un gabinetto e uccisi a bruciapelo mentre le prime pallottole dei commando inglesi crivellavano i muri del compound.

A raccontarlo al Times una donna di nome Hauwa, moglie 31enne di una delle guardie del complesso morto anche lui nel blitz di Sokoto, forse l’ultima persona, oltre ai sequestratori, che ha visto Franco Lamolinara e Chris McManus vivi. “Erano nel salone del compound quando le mura sono state scosse dalle esplosioni. Due rapitori sono rimasti uccisi da proiettili penetrati nella stanza”, ha raccontato la donna: “Lo scontro a fuoco si intensificava e due sequestratori hanno spinto gli ostaggi nel bagno. Ho sentito i colpi e sono scappata. Non so come sono sopravvissuta”.

La testimonianza di Hauwa arriva in vista del resoconto dettagliato promesso dal ministro degli esteri William Hague al collega italiano Giulio Terzi e mentre a Londra i laburisti fremono per avere da parte del governo una comunicazone ai Comuni. In lacrime la donna ha parlato con i media occidentali arrivati da ieri a Madera, il sobborgo di Sokotu teatro giovedì della battaglia in pieno giorno che ha coinvolto 40 commando dello Sbs (Special Boat Service) britannico insieme ad un centinaio di militari nigeriani. “Non so perchè mi hanno arrestato. Non so nulla degli ostaggi. Nessuna guardia poteva mai entrare in quella parte della casa”: Hauwa ha detto di aver vissuto nel compound per quattro mesi dopo che il marito era stato assunto come custode. Al Times ha raccontato che è stata lei ad aprire la porta da cui sono entrate le forze speciali: “Da dicembre non avevamo mai visto il padrone di casa o gli altri perchè dormivano nell’altra ala. Per un caso ero andata nel loro edificio minuti prima che cominciasse l’attacco”.

I giornalisti sono potuti entrare nel compound. Medicine sparse dappertutto rivelano una prigionia segnata da malattie tra cui la malaria. Il bagno dove sono morti McManus e Lamolinara è imbrattato del loro sangue, un lavandino divelto dal muro da un corpo che cadeva, spesse macchie scure di sangue sulla porcellana del water e sul pavimento. I rapitori, forse allertati da una telefonata, forse soltanto dalla scomparsa da due giorni del loro capo Abu Muhammad, erano probabilmente convinti che un raid fosse imminente. “Stavano per liberarsi dei due ostaggi gettando i loro cadveri nel deserto”, scrive oggi il Daily Telegraph: “Erano pronti a muoversi quel giovedì mattina”. Ecco perchè Cameron avrebbe ordinato il blitz in fretta e furia. Muhammad, considerato il cervello del sequestro, era stato catturato con altri leader del gruppo in un raid delle forze di sicurezza nigeriane martedì a Zaira. “Si sta indagando se un telefonata partita da uno dei complici prima della cattura possa aver dato l’allarme”, ha detto “una fonte attendibile” al nigeriano The Nation. L’idea, secondo il Telegraph, è che il gruppo stesse per lasciare il compound e sconfinare nel vicino Niger ma McManus e Lamolinara, a quel punto, erano diventati “un peso” di cui bisognava liberarsi.