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Archivio cartaceo | di Caterina Perniconi | 27 gennaio 2012

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La carriera lampo di Michel Martone
Diventò docente con una sola pubblicazione

Le prime dichiarazioni pubbliche del vice-ministro del Welfare hanno scatenato la reazione dei ricercatori italiani, che giudicano rapido e anomalo il suo percorso universitario. Uno dei membri della commissione che lo promosse a professore assicura: "E' un raccomandato"

Doveva essere la prima dichiarazione pubblica da viceministro, quella che lo rendeva famoso. Ha fatto un discorso complesso e articolato. E poi ha dato degli “sfigati” agli studenti fuoricorso. Se la mossa fosse casuale o studiata con attenzione non si sa. Di certo Michel Martone non si aspettava che una sola parola potesse diventare un velocissimo boomerang, tornato indietro in meno di due giorni che ora rischia di travolgerlo. Perché gli universitari e i ricercatori della “Rete 29 aprile” hanno fatto notare che la carriera del viceministro del Welfare è piuttosto anomala: laurea in Giurisprudenza a 23 anni, ricercatore a 26, professore ordinario di Diritto del lavoro a 31. Se si considera che nel nostro Paese i docenti under 40 sono circa l’ 1,5 % del totale e gli under 50 meno del 19%, si potrebbe definire un “eletto”. E sulle origini di questa ascesa-lampo da “non sfigato” si è scatenata la Rete dei ricercatori che ha pubblicato ampi stralci del verbale della riunione che consacrò Martone docente nel 2003.

La Commissione era presieduta da Mattia Persiani, professore con il quale Martone si era laureato, anomalia tutta italiana. Dalla relazione finale risulta che su otto concorrenti per il posto all’università di Siena, sei abbiano ritirato la domanda. L’unico sfidante del brillante Martone resta Franca Bargongelli, in servizio nella facoltà dal 1983. “Dei due, la Bargongelli è la più credibile – scrivono i ricercatori – diplomata nel 1970, si laurea nel 1975 in Scienze Politiche e nel 1982 prende una seconda laurea in Giurisprudenza. Tecnicamente, per restare nelle categorie di Martone, ‘una secchiona’, ma visto che la seconda laurea la prende a 30 anni, anche una sfigata”.

Ma la sfiga per la docente deve ancora arrivare. Tra i due, la commissione la ritiene più credibile e ottiene 5 voti su 5. Martone si ferma a 4, e nemmeno tutti espressi con convinzione. Oltre all’entusiasmo del professor Persiani e di Roberto Pessi, gli altri tre commissari, Francesco Liso, Marcello Pedrazzoli e Silvana Sciarra danno giudizi piuttosto negativi. Martone ha presentato un’unica pubblicazione ancora provvisoria. “Lo stile scorrevole rende agevole la lettura, ma permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro” scrive la Sciarra, che però conclude “il candidato, nel complesso, risulta idoneo ai fini della valutazione comparativa”.

Pedrazzoli sottolinea la giovane età: “Nonostante questi elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica, il candidato, che si raccomanda anche per una scrittura fluida e chiara, appare visibilmente dotato di forte propensione alla riflessione giuridica. Le notevoli qualità su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno, quando sarà trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione”. Solo Liso chiede a Martone di ripresentarsi. Eppure alla fine la scelta cade proprio sul futuro vice-ministro. “Faccio notare al Presidente Monti e a tutti i lettori – ha scritto il professor Michele Ciavarella del Politecnico di Bari in una lettera aperta – che un caso simile in Germania, quello del ministro della Difesa Zu Guttemberg, per molto meno (fu accusato di plagio della tesi di dottorato, ndr) aveva causato una lettera unanime di tutti i Rettori nonché uno scandalo enorme, che causò le sue dimissioni”. In più, uno dei membri della commissione, a distanza di 9 anni e chiedendo di restare anonimo, ha dichiarato ieri a Francesco Margiocco del Secolo XIX che Martone ha vinto perché “è un raccomandato di ferro, iper spinto da tutto il mondo”.

La strada sotto i piedi Michel l’ha trovata spianata anche dal padre Antonio, avvocato generale della Cassazione, coinvolto come testimone nell’inchiesta P3 e presidente della Commissione per la trasparenza nella Pubblica amministrazione, nominato da Brunetta. Ma sicuramente il rampollo è dotato di grande ambizione. “Se questo va negli Stati Uniti lo mettono a pulire i cessi” scrive senza mezzi termini Pora Stella su Facebook dov’è esplosa la rivolta contro la carriera-lampo di Martone. E sul blog del viceministro i commenti hanno raggiunto cifre record: “Io ho 29 anni e sono laureato – scrive un lettore – però vivo fuori dall’Italia per colpa degli ‘sfigati’ come te che governano il Paese!”.

da Il Fatto Quotidiano del 27 gennaio 2012

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