Skip to content


Sei in: Il Fatto Quotidiano > Cronaca > Costa Concordia...

“Non credo che Francesco Schettino resti a casa, ad aspettare che andiamo a prenderlo, per poi infliggergli 15 anni di carcere. Non è pentito. È dispiaciuto soltanto per la sua nave e quello che potrà capitargli”. Il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, teme la fuga e vuole che Schettino lasci la sua casa a Meta di Sorrento e torni in carcere: l’accusa prepara il ricorso contro la decisione del gip, Valeria Montesarchio, che due giorni fa aveva disposto, per il comandante della Concordia, gli arresti domiciliari. Nell’attesa gli inquirenti sono alla ricerca di una misteriosa donna rumena,o moldava, che al momento dell’impatto era all’ingresso della plancia di comando. La sua presenza potrebbe essere tra i motivi di distrazione del comandante e, comunque, la sua testimonianza è ritenuta utile per l’indagine.

La presenza della donna, amica di un ufficiale, è stata confermata da Schettino, durante l’interrogatorio di tre giorni fa. É probabile che un ufficiale, sulla plancia di comando, volesse farle vedere l’isola illuminata durante “l’inchino”. Il suo nome, però, non risulta negli elenchi a disposizione della procura: il sospetto è che la donna non fosse registrata a bordo, come impone invece la legge. In attesa di poter analizzare la scatola nera, l’accusa sta controllando ogni dettaglio sul funzionamento delle macchine, sulla rotta e le manovre, prima e dopo il naufragio, con l’aiuto del comandante Gregorio De Falco, l’ufficiale che ordinò invano a Schettino di risalire a bordo per salvare i passeggeri. I sommozzatori oggi perquisiranno la cabina, sequestrando la sua cassaforte, per verificare se vi siano tracce di cocaina o altre droghe. Per Schettino si profila un “giudizio immediato” ma a dirlo, curiosamente, non è l’accusa bensì la difesa: “Il giudizio immediato ci può stare”, ha dichiarato ieri Bruno Leporatti, difensore del comandante, durante una conferenza stampa. La difesa di Leporatti è “offerta” dalla Costa Crociera e l’avvocato, ieri, ha voluto specificare che Schettino non ha effettuato altre volte la manovra dell’inchino, che ha definito “scellerata” e “giuridicamente imprudente”.

SE QUEL CHE DICE Leporatti è vero, si tratterebbe di una prima volta e quindi, dell’abitudine di Schettino, la Costa Crociere non sarebbe stata al corrente. Tracce di altri “inchini”, effettuatiproprioda Schettino, sono però presenti sul web. Resta da capire cosa si siano detti, nel momento dell’emergenza, Schettino e i vertici della sicurezza di Costa Crociere. Sappiamo cosa riferì alla capitaneria di porto. Il gip scrive che Schettino “sottovalutava la portata del danno e ometteva di avvisare per tempo le Autorità costiere dell’incidente, riferendo che si trattava di un problema elettrico (black-out), senza menzionare nell’immediato l’impatto che aveva determinato l’apertura della falla e l’ingresso di flusso di acquanei cinque locali nella sala macchine della nave”. In questo modo, prosegue il gip “ritardavaleprocedurediemergenza c di soccorso”. A questo punto bisogna chiedersi se il comandante, in quei minuti, forniva la stessa versione all’unità di crisi della Costa Crociere, oppure raccontava ai vertici della flotta cosa stava realmente accadendo.

Il gip è certo che Schettino aveva compreso le dimensioni dell’incidente: “É accertato che il comandante non potesse non rendersi conto, nell’immediato, della gravità del danno prodotto sia per l’inclinazione sempre più evidente della nave, sia perché avvertito dal personale dell’imbarco di acqua”. Eppure il segnale d’allarme veniva dato “soltanto dopo 30 o 40 minuti dall’impatto”. Cosa accade in quella mezz’ora? Con chi si consulta il comandante? Il gip: “Guardava la barca affondare”

SCHETTINO – che è indagato per omicidio colposo, naufragio e abbandono della nave, in compagnia del suo secondo, l’ufficiale Ciro Ambrosio – secondo il gip e l’accusa ha una grave responsabilità personale. “Ha abbandonalo circa trecento passeggeri incapaci di provvedere per sé stessi” e “non è sceso per ultimo da bordo della motonave Costa Concordia, della quale era comandante, durante l’abbandono”. Schettino per l’accusa può fuggire, ma il gip dissente, perché, “pur senza documenti, al momento dello sbarco, non ha effettuato alcun tentativo di nascondersi e fuggire”. Non può neanche inquinare le prove, secondo il giudice, che gli ha imposto gli arresti domiciliari per un solo motivo: “Schettino svolge attività professionale di comandante di navi e non gli è inibito, nell’immediato futuro, di continuare nella sua attività”. Potrebbe quindi reiterare il reato. Ammesso che qualcuno possa mai affidare, persino una bagnarola, all’unico “mostro” accertato in questa tragedia: il comandante è “rimase fermo sulla scogliera a guardare la nave affondare”. Un “mostro”difesodaunavvocato, fornito dalla Costa Crociere, che già prefigura il suo giudizio immediato. Pur ammettendo di non aver ancora letto gli atti.

da Il Fatto Quotidiano del 19 gennaio 2012