Niente più incontri pubblici per Roberto Maroni. Nessun comizio, guai a sentirlo parlare in nome della Lega. Questo “l’editto del Po” arrivato da un infuocato direttivo nazionale del Carroccio finito in tarda serata. La vendetta di Umberto Bossi non si è fatta attendere e la decisione è già stata spedita a tutti i circoli locali: isolare il nemico. Giancarlo Giorgetti ha comunicato il diktat all’ex ministro e la replica di Maroni non è stata molto diversa da quella scritta su Facebook poco dopo: “Mi viene da vomitare”.
La base del partito di certo non gradisce lo scontro tra i fondatori per la leadership e domenica 22 a Milano mostrerà tutto il suo sdegno. Ci saranno le bandiere della Tanzania, volantini con Umberto Bossi appeso a una liana e altri che ritraggono il trota Renzo e Rosi Mauro allattati dalla Lupa. Tra gli slogan in gestazione spicca il “camorra ladrona la Lega ormai perdona”. La base del Carroccio sta preparando la contestazione da portare domenica 22 in piazza del Duomo a Milano. Così, la manifestazione che gli uomini del Senatùr hanno voluto per celebrare il ritorno del partito di lotta contro il governo Monti, si trasforma in teatro dello scontro definitivo tra il fantomatico Cerchio magico di Bossi e i “barbari sognanti” di Roberto Maroni. Il combinato disposto dello scandalo dei fondi del partito investiti in Tanzania e il salvataggio di Nicola Cosentino dalle manette, ha scatenato i maroniani. E questa volta “il generale” non sembra intenzionato a battere in ritirata come aveva fatto a Pontida e a Venezia. Soffia sul fuoco e va diretto al punto: “Dobbiamo sostituire Umberto Bossi”. Come? Contandosi e facendo pesare i voti ai congressi. Quelli aperti due mesi fa e bruscamente interrotti dopo appena tre provinciali (Val Camonica, Brescia e Varese) in cui è stato evidente lo strapotere dell’esercito di Maroni.
Il Senatùr voleva riaprire i congressi, ripartendo dal Veneto, considerato più allineato al Capo, ma è stato costretto a fermarsi: Maroni, oltre ad avere dalla sua Flavio Tosi, è riuscito a conquistarsi anche la simpatia di Gian Paolo Gobbo, segretario della Liga Veneta dal 1998. Il momento sembra ormai arrivato. “Dobbiamo sostituire Umberto – ha confidato dopo il voto dell’aula su Cosentino – altrimenti la Lega è destinata a morire”.
Il momento di valutare quanto pesano effettivamente le due facce del Carroccio non è lontano. In attesa di valutare quanto pesano effettivamente le due leghe: la sua e quella di Maroni. E sarà evidente entro fine mese: il 23 si riunisce il consiglio federale del partito mentre il 28 si apre la seconda seduta del parlamento del nord a Vicenza, dove appena un mese fa (il 4 dicembre) sembrava san-cita la pace interna e l’ascesa di Maroni, tanto che Calderoli lo investì futuro capogruppo a Montecitorio. E invece a Roma in aula è rimasto il cerchista Marco Reguzzoni.
Ed è lui che ieri ha tentato di arginare la protesta della base che dilaga on-line dopo il voto a Cosentino inneggiando Maroni. L’ex titolare del Viminale dal suo profilo Facebook ha solleticato la delusione dei suoi: “Sono amareggiato e un po ’ deluso”, ha scritto, aggiungendo che continuerà a lavorare per “la Lega degli onesti, la Lega senza intrallazzi né conti all’estero, la Lega che mi ha conquistato per i suoi ideali di onestà e trasparenza, per i suoi valori etici e per i suoi meravigliosi militanti”. Lui Cosentino voleva mandarlo in galera. Reguzzoni ha tentato di correre ai ripari e sempre su Facebook ha scritto: “Caro Roberto chi è causa del suo mal pianga se stesso”. É stato ricoperto di insulti. Regalando a Maroni l’ennesima conferma che il suo esercito è pronto e più che numeroso. Con lui, oltre alla base, c’è anche una buona parte degli amministratori locali. Ieri durante il direttivo nazionale in via Bellerio in venti hanno chiesto (con toni a dir poco polemici) i fondi per acquistare le sezioni sul territorio invece di mandarli in Tanzania. E dai sindaci è arrivata la richiesta a Bossi di convocare i congressi. Attilio Fontana, Flavio Tosi e molti altri hanno fatto eco a Maroni. Anche Erminio Boso, l’Obelix del Carroccio, affezionato amico di Bossi invoca la conta: “La via maestra è quella di celebrare i congressi per evitare guai alla Lega”. Guai “che però si aprono per Bossi se si va alla conta”, dice uno dei deputati più vicini a Maroni. Anche perché c’è la questione Veneto: Luca Paolini in aula è stato quasi aggredito da Gianpaolo Dozzo. “E tu chi sei?”, ha gridato Paolini. Dozzo è su tutte le furie: è uno dei fondatori della Liga Veneta, nata anni prima della Lega Lombarda, e che non ci sta a morire con “questa gente qui”. E dopo “l’editto del Po” la controffensiva maroniana non userà i guanti con gli avversari interni.
da Il Fatto Quotidiano del 14 gennaio 2012














