Non è un caso che le principali regioni in cui si gioca, Lombardia, Campania e Lazio, siano anche quelle in cui la criminalità organizzata la fa da tempo da padrona. Italiani ammalati d’azzardo e mafie sono un binomio indissolubile: lo fotografa “Azzardopoli”, il dossier con cui Libera chiede anche all’attuale governo di farsi carico di un problema che ha già fatto ammalare 800 mila persone su quasi due milioni di giocatori a rischio. Numeri e richieste che difficilmente troveranno consensi, visto che in Parlamento siedono degni rappresentanti delle dieci concessionarie dei giochi. Il fatturato legale viene stimato in 76 miliardi di euro, quello illegale ammonta almeno a dieci. Cifre sottostimate.
Gli italiani giocano al Gratta & Vinci, declinato nelle sue versioni colorate, e moltissimo alle slot machine. Ed è particolarmente su queste che la criminalità mette le mani, imponendole ai gestori dei bar e alterando il meccanismo che le collega alle concessionarie. Così non si pagano neanche le tasse. Chi viene beccato rischia solo sanzioni pecuniarie, mentre il giocatore che diventa dipendente si deve pagare da solo la riabilitazione perché, nonostante la direttiva dell’80 dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Italia non la riconosce come patologia.













