Secondo quanto riportato dai quotidiani e da Reuters, in due giorni consecutivi, in missione all’estero, il presidente Monti e il ministro Passera hanno dichiarato quanto segue:
Monti, in un’intervista a Le Figarò“Con flemma britannica gli italiani hanno accettato le misure pesanti imposte dalla crisi. Il paese ha fatto il suo dovere. L’Europa non ha più alcun motivo di avere paura dell’Italia.”
Passera, al convegno “Nouveau monde” a Parigi: “La riforma delle pensioni che abbiamo fatto è stata accettata dai cittadini e il Parlamento l’ha approvata. È la più valida riforma d’Europa.”

Ora, capisco che i due volessero comunicare all’Europa che la situazione è sotto controllo e che il brillante governo dei professori ha messo la briglia ai conti della nazione e ai cittadini, però da quello che vedo e sento, non mi sembra che la situazione stia proprio così. Si, è vero che Cgil, Cisl e Uil per ora hanno fatto più enunciazioni di principi che blocchi delle attività e che il parlamento ha ratificato supinamente, le quali due cose la dicono assai lunga sullo stato di salute di quelle che dovrebbero essere le forze a ispirazione keynesiana nel nostro Paese (ma di questo parlerò in un altro momento), però da qui a dare l’immagine di un paese che ha accettato le misure ne corre parecchio.

Infatti, pur abbandonati in senso organizzativo dalle forze keynesiane di cui sopra, mi sembra che i cittadini si stiano organizzando da soli per resistere con i mezzi che hanno al di fuori delle grandi strutture socio/politiche un po’ dormienti: lo fanno ad esempio attraverso Internet. Cito un paio di gruppi che si sono creati su Facebook (Giù le mani dalle pensioni e Referendum per l’abrogazione della riforma delle pensioni) sui quali migliaia di iscritti manifestano quotidianamente molto scontento e molta rabbia e cercano di dare vita a iniziative civili, dalla promozione di un referendum abrogativo alla costituzione di una associazione per resistere, a forme di azione legale.

Certo, in assenza della modalità canonica di accertare il consenso in una democrazia, e cioè le elezioni che sono state accuratamente evitate, è difficile dire se i movimenti che ho citato portino avanti idee maggioritarie, magari unificandosi limitatamente alle azioni specifiche con le forze politiche già pesantemente dissenzienti, ma mi pare che anche per i nostri tecnici sia un tantino presuntuoso l’affermare che “i cittadini l’hanno accettata”; li hanno intervistati uno per uno e tirato le somme? Hanno ricevuto entusiastiche adesioni per via epistolare da almeno una trentina di milioni di abitanti?

Se questo non è successo (e non è successo) non vorrei che, oltre a esprimere un loro pio desiderio sotto forma di affermazione (gli americani lo chiamerebbero wishful thinking), i due volessero anche tagliare ulteriormente corto su cosette niente affatto irrilevanti nella vita di una nazione, quali la verifica del consenso, la mediazione, il recepimento delle istanze. Ciò sarebbe perfettamente in linea con le modalità seguite per la riforma: attuazione della propria unica visione, nessuna vera discussione né con le rappresentanze sociali, né con i partiti, né con qualsiasi altra organizzazione di cittadini, voto di fiducia a precludere qualsiasi discussione parlamentare.

Anche l’altra dichiarazione di Passera, sempre allo stesso convegno (“Bisogna fare le riforme e affrontare i sacrifici ma i populisti, fra i peggiori nemici che abbiamo di fronte, sono pronti a dire che i sacrifici sono inaccettabili”) pare andare nella stessa direzione: non si deve discutere e le idee diverse dalle nostre non meritano discussione attenta e mediatoria, ma la squalifica del “nemico” con l’accusa di populismo. Molto tranchant, non c’è che dire, ma Passera ha la patente di “pensiero unico giusto”? E se si, chi gliel’ha rilasciata?

Ah, alla fine mi sorge un dubbio: non sarà che Monti e Passera pensano che siamo tutti contenti e flemmatici perché ascoltano solo quelli che gli rimandano quanto sono bravi? Che gli convenga allargare il campione?